di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

C'è Michael Jackson a vigilare sull'ascesa dei The Kolors. Se lo porta tatuato addosso Stash, il frontman della band. Non è il solo tattoo che ha sulla pelle: gli abbiamo chiesto, in questa intervista, di parlarci dei suoi tatuaggi e della sua musica. E intanto ogni domenica sera alle ore 22.05 su Sky Uno c'è Ink Master Redemption. The Kolors chiudono il tour all’Open Air Theatre di Milano e parte a gennaio il tour tedesco: il 14 Berlino, il 16 Colonia, il 17 Francoforte, il 19 Stoccarda e il 20 Monaco.

Stash, una estate in tour. Finirete il 30 settembre a Milano. Siete anche stati protagonisti a Verona della Power Hits 2017 di RTL 102.5.
Il live è il futuro della musica. Stare sul palco significa essere parte di una formula vittoriosa.
Voi sul palco vi trovate più che bene.
Arriviamo dalla gavetta. Abbiamo suonato a lungo alle Scimmie storico locale di Milano che oggi è chiuso. Siamo sempre in giro, quella è la nostra casa, la nostra dimensione.
L'ultimo album, You, ha un afflato internazionale e ha alzato molto l'asticella.
Il precedente Out era più mainstream, restare sulla sua scia sarebbe stato come riproporre il tormentone. La qualità è diversa, il profilo più alto.
Lei come lo vive?
Per quello che siamo adesso. Se tra due anni ascoltassi qualcosa che non rende l'idea del nostro percorso andrei in depressione. Noi oggi siamo questa cosa qui.
C'è chi dice che l'album è molto raffinato ma poco radiofonico.
Avessimo puntato tutto sulla radio oggi sarei qui a parlare con lei manifestando poca soddisfazione. Noi abbiamo valorizzato il momento.
I fan lo hanno capito?
La gente viene ai concerti, significa che non ci ha dimenticato.
Ora vi fermate?
Il 30 settembre chiudiamo a Milano ma siamo già pronti a partire per l'estero nel 2018. Intanto scrivo. La nostra agenda è impegnata per tutto il 2018 e a livello di sensazione è positivo.
Ha tatuato Michael Jackson.
E' il mio guru. Ha veicolato un messaggio sonoro sempre raffinato: non dimentichiamo che lavorava con Quincy Jones.
Cosa le ha insegnato?
Il groove. Quando lo ho ascoltato per la prima volta avevo nove anni. Non potevo non dedicargli una parte del mio corpo.
I suoi amici cosa le dicevano?
Che gli assomigliavo molto. Per me era un vanto. Poi ho compreso che dovevo prendere la mia strada.
Ci sono poi tattoo che omaggiano i Pink Floyd.
C'è stato un periodo della mia vita che mangiavo pane e Pink Floyd. Ho grafiche sul braccio destro, il fiore femmina che mangia il fiore maschio. Ci sono The Wall e Pulse, il periodo di ispirazione che giunge dopo The Divison Bell.
Prossimi step artistici?
Arriverà un nuovo singolo. Tranquilli: non spariremo né ci risparmiamo. A livello artistico siamo inattaccabili.