Prima donna nel cast del talent show di Sky Uno, Antonia Klugmann è il giudice più giovane di MasterChef Italia con i suoi 38 anni e già eletta cuoca dell’anno dalla Guida dei ristoranti 2017.
Ex studentessa di giurisprudenza, la triestina d’adozione (così ama definirsi), a metà corso di laurea abbandona gli studi per dedicarsi alla sua vera passione: la cucina. Dopo un salto nel buio e una lunga gavetta, anche come lavapiatti, a fine dicembre 2014 Antonia Klugmann apre l'Argine di Vencò, a Dolegna del Collio (Gorizia), aggiudicandosi, dopo pochi mesi, una stella Michelin.

 

A seguito di un piccolo incidente, non potendo cucinare, la Klugmann si trasferisce in campagna dove trova un escamotage per avere un rapporto con l’ingrediente. Inizia a coltivare l’orto e questo la porta a creare un rapporto empatico con la natura, in genere e in particolare con gli ingredienti con i quali cucina. Insieme all’orto inizia la pratica del foraging e tutta la parte legata al raccolto non solo nel bosco ma anche in campagna.
Perfezionista e dal carattere di ferro, la Klugmann odia gli sprechi e tratta il cibo, la sua vita, con molta serietà.

 

 

«Magari di fronte a certi mappazzoni, come dice qualcuno, potrei arrabbiarmi. In cucina è il posto in cui sono più me stessa, senza filtri”.

 

È pronta a prendere il posto di Chef Carlo Cracco?

Sì, ma voglio precisare che non è una sostituzione. Siamo molto diversi, per carattere, per background ed anche per il tipo di vita dovuta al luogo in cui lavoriamo. Ho sempre avuto molta stima nei confronti di Chef Cracco.


Cosa si aspetta di trovare nella cucina di MasterChef?
Principalmente non avendo a che fare con dei professionisti, mi aspetto una grande umiltà abbinata ad una grande passione. Secondo me chi riesce a combinare le due cose con anche un pò di sensibilità può arrivare alla fine.


Quali altre qualità occorrono per vincere MasterChef Italia?
Determinazione e capacità, per dare il massimo al momento giusto. In cucina questa è una delle caratteristiche dei grandi chef. Vivere ogni servizio come se fosse l’ultimo e sempre al massimo della concentrazione. Per il cliente il pasto è l’unica occasione mentre il cuoco, nel momento in cui inizia a viverla come routine, perde in qualche modo la capacità di dare il massimo.

 

Che tipo di giudice sarà a MasterChef?
Cerco tutti i giorni nel mio piccolo di trasmettere coerenza e stuzzicare la parte creativa di chi mi sta intorno che è fondamentale in cucina. Farò scoprire agli aspiranti MasterChef la loro vena creativa autonoma e orginale, o almeno spero.


E gli altri giudici, riuscirà a metterli in riga?
Sono tre personalità imponenti e molto diverse, ciò renderà ogni giorno molto interessante.
Il mio lavoro mi porta spesso ad entrare in ambienti che sono prettamente o prevalentemente maschili, e devo dire che non è mai stato un problema. Cercherò dunque di ascoltare i miei colleghi e di relazionarmi con loro in maniera diversa.