Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


C'è poesia in tre parole? Indubbiamente. Puo bastarne una per ascendere al Parnaso. E' più difficile trovate la poesia nella musica. E quando la si trova è bello naufragare nello stupore. Questa volta a ipnotizzarci è Il Cile che ha intitolato il suo nuovo disco La Fate Facile, un titolo ungarettiano. L'album contiene dieci tracce inedite completamente scritte da Lorenzo Cilembrini, questo il vero nome. Lo abbiamo incontrato per parlare con lui di musica e tatuaggi mentre su Sky Uno la domenica alle ore 21.15 va in onda Bondi Ink Tattoo Crew.

Quanti tatuaggi ha e qual è il più importante?
Ne ho circa una decina, non ricordo, dovrei ricontarli.
Quello cui è più legato?
Sicuramente è la scritta sul petto tratta da una frase dei Promessi Sposi. Mi è molto caro anche l’impiccato, tattoo che mi sono fatto dopo la fine di una relazione molto importante per me.
Cosa la ha spinta?
Ho visto in questa carta dei tarocchi una sorte di rinascita.
Qual è il primo tatuaggio che si è fatto?
Delle lettere sul polso, sempre per una relazione nella quale mi ero gettato a capofitto. Il
significato iniziale è Alessandra sei troppo bella ma quando me lo chiedono dico che si significa andrà sempre tutto bene.
Ha in mente un tatuaggio per celebrare l’uscita di La fate facile?
Non so, sono i tatuaggi a trovare me, non io a trovare loro.
In generale che tipi di tatuaggi le piacciono?
So cosa non mi piace.
Dica.
I colori, i tatuaggi in punti troppo visibili come mani o collo. Mi piace che ci sia modo di coprirli tutti vestendosi.
Eccoci all’album!
Io lo definisco il disco della maturità, in questo periodo sono diventato adulto, il lavoro di cantante
prolunga l’adolescenza, oggi posso dire di aver maturato la consapevolezza totale di essere diventato un uomo. In questo disco mi metto totalmente a nudo, ci sono io al cento per cento.
Il precedente In Cile Veritas è del 2014.
In questi tre anni sono successe molte cose nella mia vita, sentivo una esigenza comunicativa più umana che artistica durante la creazione di questo album.
Perché ha intitolato l’album La Fate Facile?
E’ ironico, il mio mestiere sembra sempre un luna park, in realtà è anche molto duro. La Fate Facile è anche il titolo della traccia in cui mi sono messo più in gioco, dove racconto la mia vita dall’infanzia all’età adulta.
Cosa la fa stare bene?
Essere apprezzato per ciò che faccio dalle persone a cui tengo, e suonare la chitarra.
Qualè il suo rapporto con i social?
Una delle mie debolezze, o forse punti di forza, è che io sono uguale sia sui social che nella vita
sociale. Secondo me con i social si sono rotte delle barriere tra l’artista e il pubblico, non è sempre facile essere cortesi ed educati. Il mondo dei social ha reso il pubblico più barbaro sotto certi punti di vista. Mi piacerebbe che i social venissero usati per costruire più che per dare vita a dei rapporti
plastificati.
Ci anticipa il live?
Vorrei creare uno spettacolo, non solo un’esibizione. Mi piacerebbe alternare momenti più vicini al mondo dei dj a momenti in cui mi esibisco solo con chitarra e voce. Ne riparleremo quando sarà il momento.