di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)



Il corpo è tuo, l'importante è conviverci bene e sentirsi bella. Così Valeria Battain, 32 anni, anima e bassista dei Starsick System, una delle massime band rock italiane, direbbe a una nipote o a una figlia, se le chiedesse consigli su come avvicinarsi ai tatuaggi. Una frase che suona di saggezza nella settimana in cui va in onda la finale di Ink Master 8, domenica 30 alle ore 21.15 su Sky Uno. Nell'attesa la abbiamo intervistata.

Valeria, i suoi tattoo sono curiosi: schiena, gambe corpo...niente braccia.
Purtroppo c'è ancora tanto pregiudizio sui tattoo. Io non vivo ancora di sola musica e so che le braccia tatuate sarebbero un problema sul posto di lavoro. Come anche il septum (un particolare tipo di piercing al naso, ndr). A Milano forse non è così ma in Friuli Venezia Giulia il pregiudizio è ben radicato.
Quando il primo tatuaggio?
Avevo 18 anni, una chiave di violino sul fondo schiena. Poi in base alle fonti economiche concessemi dall'Università ho proseguito.
La maggior parte sono tattoo grandi.
Io parto in modo istintivo, figurativo, senza cercare un simbolismo estremo. Vivo il corpo come una tela da colorare.
Ce ne racconta qualcuno?
Su una coscia ho un quadro di Alfons Mucha, uno dei più famosi rappresentanti dell'Art Nouveau: raffigura la musa della musica. Poi ho una frase che racconta come vivere sorridendo. Ma ho anche il gattino degli Aristogatti e Bambi con la farfallina sulla coda.
Ha uno stile di riferimento?
Neo-traditional, tutto figurativo.
Idee sue o si affida ai tatuatori?
Ne ho due di fiducia. Lancio l'idea e loro la sviluppano. Ma sta per avvenire una eccezione.
Dica.
Sull'altra coscia arriverà il gemello di Mucha, come dimensioni, intendo. È uno spunto nato dal tatuatore, sarà una donna con una simbologia che caratterizza la musica.
Le piacerebbe se qualcuno si tatuasse frasi di sue canzoni?
Io ne accoglierei molte scritte da altri. Se accade, è perché il messaggio è arrivato nel profondo e credo che quelle persone le ringrazierei di persona, potendo.
Un consiglio a una nipote, una figlia che punta al primo tattoo?
Io vengo da una famiglia che è contraria. Ancora oggi, quando vado da mia mamma mi copro. Direi di evitare collo e faccia, oltre che i nomi di fidanzati e fidanzate. È fondamentale stare bene col proprio corpo e sentirsi belle.

Ed eccoci alla musica, ai suoi Starsick System di cui è bassista e compositrice. Da poco siete usciti col nuovo album Lies, Hopes & Other Stories.
Nasciamo come amici. Ci conosciamo da 15 anni, anche se non abbiamo mai suonato tutti insieme. Ci sono stati incroci a coppie, mai tutti e quattro. Nel 2012 ognuno era fermo con i suoi progetti e dunque Marco Sandron (voce e chitarra), David Donati (chitarra), Ivan Moni Bidin (batteria) e io abbiamo iniziato questo viaggio insieme, accomunati da una forte idea di mood.
Lei vive la band in seconda fila, da bassista.
Mi piace comporre, sono miei testi, arrangiamenti e linee di canto. Questo mi rende orgogliosa e mi fa sentire davanti. Ci aggiungo che la fratellanza ci rende uguali e che stare un passo indietro offre una visione privilegiata. E poi essere donna non permette di stare troppo nascosti.
Caratteristica molto italiana.
Vero. Guardi, io suono dall'età di 14 anni. Sono cresciuta tra i Pink Floyd di mia madre e un padre che strimpellava alla chitarra Jimi Hendrix e Santana. Ho frequentato una scuola di musica per la chitarra mentre per il basso dopo due lezioni ho proseguito da autodidatta.
Cosa racconta Lies, Hopes & Other Stories?
Le altre storie vivono tra bugie e speranze. Io credo in una vita di sfumature, non una vita solo in bianco e nero. Sono emozionale ed empatica. Soppeso i colori, ma quando scelgo quello giusto... sostengo la scelta.
Perché Starsick System?
La band nasce seriamente, gioca sullo star system malato.
Cinque anni di storia e una fama importante.
Il disco sta andando bene, facciamo concerti in tutta Italia, stiamo organizzando l'Inghilterra a ottobre e poi altre tappe all'estero. Abbiamo aperto i live di BLACK LABEL SOCIETY di Zakk Wylde, siamo stati scelti per suonare con l’attuale chitarrista di Ozzy, GUS G. e poi abbiamo preceduto i Lacuna Coil.
Il sogno?
Gli Alter Bridge. Ma viverli in un tour, seguirli.
Il desiderio?
Che torni il clima degli anni Sessanta e Settanta, quando le etichette ti producevano e pagavano. Oggi la qualità si è smarrita. E chiudono pure i locali dove suonare.
Stanno però tornando le balere.
Se mi telefona tra 15 anni prendo in considerazione il consiglio!