di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Alex Britti rema nel Mississippi d'Italia. Il blues screzia ogni sua canzone, anche quella più psicanalitica. E in In Nome dell'Amore volume 2, suo nuovo lavoro discografico, ce ne sono assai di spunti degni di una seminario. Ma lui sorride, conscio che le sue parole hanno un peso specifico importante nel segnare le tante quotidianità della gente. Approfondiamo la conoscenza con Alex Britti su Sky Uno venerdì 5 alle ore 19.30 con uno speciale Uno in Musica - Alex Britti. Nell'attesa lo abbiamo intervistato.

Alex il nuovo lavoro è forse uno dei più intimi del suo percorso artistico.
Ho sempre scritto come sfogo, per me la scrittura musicale equivale al diario degli adolescenti. Se ci pensa costa meno che andare in analisi.
Si percepisce un approccio creativo originale.
Le mie canzoni, la mia musica non nascono come lavoro. Poi lo diventano grazie alla collaborazione di tutte le persone che mi stanno vicine.
Sapere che molti fanno proprie le sue esperienze le crea ansia?
Mi dà un senso di responsabilità. Anche dal vivo mi impegno a non offrire esempi sbagliati.
Che intende?
Se ho voglia di fumare non lo faccio in concerto, se ho voglia di un calice di vino non lo faccio sul palco. Ho molti giovani che mi seguono, il mio lavoro con la chitarra richiama tanti.
Le sue chitarre hanno un nome? Tipo la Lucille di BB King.
Hanno dei nomignoli. Quella che più amo è la piccoletta che in romanesco è la fidanzata, la figlia, una persona cui vuoi tanto bene. Poi ci sono la bionda, la rossa, la tigre...
...Quante ne ha?
Un numero esatto non lo ho, diciamo circa ottanta.
Le usa tutte o c'è dietro un senso di possesso?
Non ne risparmio alcuna. Ultimamente uso di più quelle elettriche. Se tu hai un tuo suono, il resto lo fanno le mani.
La sua scrittura è quasi fotografica.
Io lavoro per immagini. Appartengo alla scuola di Domenico Modugno: la canzone deve far vedere immagini. Credo che da lui abbiano attinto sia Bob Dylan che Francesco De Gregori per citare due nomi.
Perché questa formula è migliore?
Si evitano interruzioni, distrazioni del pubblico. Parlare per concetti è difficile. Le faccio qualche esempio?
Volentieri.
Francesco De Gregori in Leva calcistica della classe '68: Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, Sole che batte sul campo di pallone. Domenico Modugno in Vecchio Frak: E' giunta mezzanotte si spengono i rumori si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè le strade son deserte, deserte e silenziose, un'ultima carrozza cigolando se ne va. Alex Britti in Senza guardare indietro: C’è una città incantata coperta di neve ci vive un uomo solo che mangia e che beve, abita in una capanna fatta di luce con Che Guevara appeso al muro sopra il busto del Duce, non ha televisione nemmeno una radio ma due trecento riviste di gossip nascoste nell'armadio. Sono tre fotografie.
In effetti rendono l'immagine, colori e odori compresi.
E secondo me è un bene. Oggi in giro c'è tanta fuffa, tanti pseudo-filosofi che fanno gli artisti.
Esiste una scuola Blues italiana?
No, non esiste più neanche negli Usa e già da tempo. E' come i gladiatori al Colosseo: solo quelli posticci per i turisti. Esistesse non ascoltremmo solo Rihanna e Beyoncé.
Si è divertito a realizzare l'Uno in Musica a lei dedicato?
Molto. Mi sono sentito a mio agio. Avevo intorno grandi professionisti. Avevo già lavorato con Sky: è un bel mondo che lavora, gente pratica e profonda.
Ha fatto anche Celebrity MasterChef.
Quell'esperienza procede nella vita. Cucino spesso.
Il fisico la aiuta.
Maschero bene. Faccio sport, palestra e tennis in particolare.
A Roma abbiamo scoperto la cucina romana vera in un locale che si chiama Da Enzo al 29 in via de' Vascellari...
Io se voglio mangiare bene la cucina romana vado dalla mamma.
Ma non è un ristorante aperto al pubblico. Le coratelle di Enzo sono sublimi.
Mi appunto l'indirizzo. Io le coratelle le sto esportando a Milano.
Scusi?
Ho fatto la Pasqua su e ho girato mezza Milano per trovarle buone.
Hanno aprrezzato?
Dal volto degli amici la sensazione è che siano piaciute. Certo i carciofi non erano quelli giusti ma per essere da esportazione era un ottimo piatto.
Torniamo alla musica: il tour?
In estate.
Ci sta lavorando?
Ho cambiato la struttura della band, sto provando con i ragazzi nuovi. Gli arrangiamenti vanno rinfrescati.
E i suoi mitici a soli?
Gli sto trovando gli spazi. Tranquilli tutti, ci saranno!