di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)

Essere amici di un artista spesso è un problema. Non l'amicizia, ben venga e che ce ne siano, ma l'obiettività di giudizio. Perchè si tende a indulgere. Stavolta, con Cristiano-Entics, la questione non si è posta perché Purple Haze, il suo nuovo album, è una delle cose più stimolanti ascoltate in questi primi mesi del 2017. Ne abbiamo parlato con leggerezza, divagando anche sulla sua attività di tatuatore, proprio mentre su Sky Uno proseguono, la domenica alle ore 21.15, gli appuntamenti con Ink Master.

Entics partiamo dal titolo: è un richiamo all'omonimo brano di Jimi Hendrix.
Ci scherzo molto, mi diverto a presentarmi come Jimi Entics.
In effetti...ci sta.
Però non è stato pensato fin dall’inizio, si doveva chiamare Da Baggio a Bali, come la mia canzone.
Perché ha modificato l'intenzione?
Mi hanno detto che ricordava troppo Roma-Bangkok di Baby K col featuring di Giusy Ferreri.
Lei?
Ho detto che era giusto prendere le distanze.
Resta il fatto che Da Baggio a Bali è un manifesto.
In quel brano c’è molto quartiere, ho parlato di cose mai affrontate.

 


Ormai è un trentenne.
Sto vivendo gli anni più belli della mia vita, prima subivo un po’ il terrore dei 30 e di sentirmi vecchio: invece al giro di boa tiri le somme, capisci chi sei, la consapevolezza differente. Ora so bene chi sono, ho capito tante cose di me.
Una consapevolezza generazionale?
E' di chi è nato negli anni Ottanta. Io ci sono arrivato fregandomene di certi meccanismi. Voglio che arrivi alla gente questo mio percorso.
Lei ha anche uno studio di tattoo, come alternativa: il Backyard Electric Tattooing.
Non sono attaccato alla musica con i denti. Però percepisco che i mondi sono diversi e che nella musica sono cambiati l'interesse mediatico e le forme di comunicazione.
I suoi tattoo non seguono le mode.
Sono uno dei pochi che fa ancora il tribale con le punte da motociclista, è tutto ciclico. Negli anni Ottanta era una moda, poi tutto cambia. Non bisogna sempre etichettare tutto, bisogna essere liberi, io preferisco il tradizionale ma se vuoi il tribale si fa. Ognuno il tattoo lo vive a modo suo e va rispettato. Ci sono i momenti per farli e chi li fa con etica e conoscenza non si pente e non guarda le mode.
Nel disco solo due collaborazioni.
Questa volto ero molto geloso dei mie brani, quando un pezzo restava a riposare, sospeso tra strofa e ritornello, poi non avevo voglia di darlo ad altri, volevo farlo per i cavoli miei. Ne ho fatto un macello di collaborazioni nel tempo, stavolta vorrei che ci si concentrasse su di me.
Cosa è cambiato?
Mi sono affidato a produttori più giovani. Invece di impormi sulla produzione ho accettato i consigli.
Si sente un suono diverso.
Ma il caraibico mi piace sempre. Mi interessava una ripartenza.
Come vive il tempo?
Anni fa mi servivano giornate di 50 ore, ora va bene così, dedico il giusto tempo a quello che serve. Stare bene è un dovere, bisogna sapere staccare. Sento la necessità di staccare e fare altro. Ai miei collaboratori dico: a una certa non chiamatemi più per mandarmi in sbattimento.
Che fa...a una certa?
Ho preso casa in campagna con la fidanzata e vado lì a pitturare i mobili. Bisogna vivere da umani e non da macchine.
Però lo spirito caraibico resta.
La parte caraibica non la rinnego, ormai si suona sempre più nei club e la gente vuole ballare. Porti una super vibrazione che rimarrà.
Sarà un tour elettrizzante il suo.
Non ci ho ancora pensato all’allestimento. Ma non sentirai la tracklist canonica, sarà sempre intrattenimento magari cambiando le basi. Di certi sarà un viaggio nella mia musica. Qualche anno fa sarei partito subito in tour.
Oggi?
Ora dico: vediamo quel che succede. Lo faccio maturare un po’ di mesi poi si pensa al tour.
Nell'attesa?
In campagna a pitturare mobili!