di Barbara Ferrara


Antonio Capitani, arguto conoscitore dell’antica scienza delle stelle, lascia Celebrity MasterChef Italia, e lo fa a testa alta, dopo aver combatutto con tutte le sue armi, ma come è finito ai fornelli del talent? Lo abbiamo chiesto a lui direttamente per scoprire che viene da una famiglia di cuochi, ama spassionatamente prendersi molto sul serio ma mai sul serioso, che l’astrologia è una regola dell'universo e funziona nonostante gli scettici e gli astrologi stessi, che se si è di buona forchetta è meglio accompagnarsi a un vorace Toro e non a una schizzinosa Bilancia, che mai avrebbe pensato di fare l’astrologo e che tra azzeccare del tutto un pronostico e trasmettere un po’ di sano ottimismo, sceglie la seconda. E soprattutto che, se dipendesse da lui, rifarebbe MasterChef, seduta stante. Per questo si autocandida ufficialmente. Tra una boutade e l’altra, ecco cosa ci ha raccontato.

 

Da dove viene la sua passione per la cucina?
E’ nel mio dna, vengo da una famiglia di cuochi, mio padre era un cuoco amatoriale straordinario, era nostromo e quando navigava, era solito finire il turno, prendere a pedate il cuoco e cucinare per tutto l’equipaggio. Si impossessava della cucina, una volta, in una sosta al Pireo, ha cucinato una pecora intera, era un grande appassionato. Avevamo due modi diversi di cucinare, lui molto più paesano, anch’io ruspante ma con molte più accortezze, rifiniture alle quali lui non dava molto rilievo.
Cosa le piace cucinare?
Cucino un po’ tutto, ma prediligo soprattutto i sughi, le zuppe delle mie parti, io sono dell’Argentario, e naturalmente il pesce.
Mentre cucina che musica ascolta?
Ho dei gusti un po’ disordinati, sia nella musica che nella lettura, ascolto da Louis Armstrong a Orietta Berti.
Cos’hanno in comune un astrologo e uno chef?
La creatività, i simboli astrali hanno infinite combinazioni tra di loro, così come gli ingredienti possono avere infinite combinazioni tra di loro: bisogna saperli assemblare bene, con rigore, con logica e creatività, sempre senza troppo azzardi. E tutt‘ e due, qualche volta, hanno la tendenza a sbagliare. Si può sbagliare indifferentemente una previsione o una pasta e lenticchie.
Cosa ha portato al provino?
L’acqua cotta, un piatto maremmano tipico delle mie parti, era la zuppa povera dei contadini dove si tuffava un uova in camicia o due, una zuppa di cipolle adagiate su crostoni di pane raffermo, la salsa di pomodoro e il prezzemolo, che da noi non è soltanto decorativo ma un vero e proprio ingrediente. Io ho raffinato il piatto aggiungendo un porcino e una patata novella.
Il momento più emozionante sul set?
Quando ho ricevuto i complimenti da Bastianich davanti alle telecamere. Ha definito la mia pietanza eccellente, quasi perfetta. Era una zuppa di pesce.
A proposito dei giudici, un aggettivo per ciascuno?
Cannavacciuolo competente, Barbieri autorevole e Jo ipersensibile.
Chi tra i suoi compagni l’ha stupita di più?
Abbiamo fatto gruppo da subito e non ho mai avvertito la competizione, per me era un gioco di squadra nel quale tutti dovevamo divertirci, ho avvertito molta complicità. Nesli è diventato mio fratello, con Mara Maionchi e Filippo Magnini ogni volta erano attacchi di stupidera che duravano quarti d’ora, e menomale che ci hanno separato. E poi un pezzo del mio cuore è Serra.
Chi inviterebbe a cena e cosa gli preparerebbe?
Jessica Fletcher, farei quattro chiacchiere e sono sicuro che con la sua intelligenza riuscirebbe a risolvere qualche mistero irrisolto, Ustica, Piazza Fontana, e tutte quelle cose brutte che noi non siamo ancora riusciti a capire. E visto che è onnivora come me e viene dal Maine, dove si mangiano le aragoste, le farei un bel piatto di pesce. E poi non resisto, sono un eccessivo e inviterei anche Dio: tra un bicchiere di vino e un antipastino gli chiederei di soddisfare alcune mie curiosità sul suo operato, e farei cucinare lui perché ovviamente cucina da Dio.
Il piatto della sua infanzia?
Sempre perché sono uno eccessivo anche qui ne cito due: la frittata di cipolle che mi faceva trovare mamma quando tornavo a casa dalla scuola, e lo spezzatino di lesso con le melanzane a tocchetti, mi sembra ancora di sentirne il sapore, di una bontà senza fine.
Come spiega tutto il suo seguito?
Sarà perché faccio un oroscopo riconoscibile, per niente istituzionale, un po’ irriverente, uso un lessico da faccia di glutei, faccio allusioni al sesso che altri miei colleghi più puritani non fanno, ho sdoganato l’oroscopo come una cosa del tipo “facciamoci due risate e non prendiamoci troppo sul serio”.
Da piccolo sognava di fare cosa?
L’attore, il presentatore, c’è stato anche un momento in cui volevo fare il professore di matematica. Sognavo di diventare una star del cinema, ogni tanto ci penso ancora, ma ormai sono vecchio. Di sicuro non ho mai voluto fare l’astronauta perché soffro di vertigini. E non ho mai pensato di fare l'astrologo.
Cosa ha imparato a MasterChef?
Tante cose nuove che non sapevo fare e mi è venuta la frenesia di arricchire il corredo dello chef, ho comprato il coppa-pasta, il termostato per l’olio e i biberon per spargere le salsine.
Dopo essere uscita, Maria Grazia Cucinotta ci ha confessato che non rifarebbe MasterChef, lei?
Io lo rifarei subito, anzi mi autocandido immediatamente all’edizione numero due. Spero proprio ci sia un ripescaggio e che ripeschino me.