di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Fuggire dalla melanconia giocandoci. E in maniera poetica, seguendo la filosofia di quello che è uno dei suoi autori preferiti, Charles Baudelaire. L'artista pugliese Alea, alias Alessandra Zuccaro, pubblica il suo primo album Spleenless e lo accompagna con una storia bellissima, che ci racconta e che passa anche attraverso i suoi tattoo. Ciò avviene aspettando Ink Master, ogni domenica alle ore 21.15 su Sky Uno.

 
 



Chi è Alea?
Nasco figlia d’arte per cui questo era il mio destino.
Chi è l'artista?
Mio padre cantautore, amico di Rino Gaetano e Patty Pravo e io lo ho seguito su questa strada.
I suoi inizi?
Ho studiato chitarra, pianoforte, canto jazz poi ho deciso di non lasciare le poesie nel cassetto e farle diventare canzoni.
E' stato difficile?
All’inizio non le facevo ascoltare per paura e timidezza.
Poi che è successo?
Un maestro di teatro mi ha insegnato che bisogna liberarsi della paura del giudizio. Sono stata prima cantante normale poi cantautrice.
Le prime canzoni per il pubblico?
Tre inediti che sono Motivetto, Dentro me e Musica per il concorso online di Umbria Jazz.
Dura realizzare SpleenLess?
Eccome. Per il mondo del pop non ho appeal, facendo ascoltare ai discografici i brani mi dicevano che ero jazz. Gli altri che ero pop.
Cosa è?
Una cantautrice con tutte le influenze della mia vita, jazz, blues e swing.
Che ascolta?
Prima di tutto, oggi seleziono. Oggi ascolto più cose internazionali per farmi orecchio. Penso già al prossimo disco: Esperanza Spalding, Eryka Badu, Etta James, Miles Davis, Thelonious Monk sempre tra esercizio e piacere. Ci sono anche cose pop.
Quanto contano cielo e terra di Puglia, la sua regione?
Nei miei ricordi adolescenziali ho i Sud Sound System. Canzoni in dialetto, il boom del reggae, sono forse i primi che hanno portato fuori dai confini regionali la nostra musica. Poi Negramaro. C’è un periodo per ogni cosa. Va sfruttato. In Puglia ci sono poeti passionali.
Ha anche deviato dal suo percorso artistico.
Qualcosa di azzardato lo ho fatto ma per tentare strade diverse. Era il momento del pop elettronico ma non ero io. Da lì ho voluto concentrarmi sul disco per dimostrare cosa sono io tra musica, testi e messaggi. Nei testi si parla di me con un largo abbraccio. Sono stata un anno chiusa in casa a dipingere pur non essendo pittrice poi ho trovato un vecchio testo di canzone e rileggendola mi ha fatto tornare voglia di cantare. Ora recupero quel tempo di smarrimento lavorando il triplo. Voglio fare bene.
Parte il tour?
Certo e desidero risalire verso nord. Ora deve girare il disco. Sto già scrivendo cose nuove e guardo avanti.

 



Parliamo dei suoi tattoo.
Ne ho quattro e un quarto.
Un quarto?
Il quarto sono due puntine sul polso. All’inizio pensando di essere allergica ho fatto due puntini per vedere che accade. Non è successo nulla, li tengo perché mi piacciono.
Poi?
Il secondo è vicino al cuore ed è l'iniziale di mia sorella Giorgia, che non c'è più, con i fiori di ciliegio dei samurai.
Proseguiamo.
Ho una farfalla gigante sulla scapola: è la ornithoptera alexandrae, la più grande del mondo, detta ali di uccello. Rappresenta l’idea delle ali e del volo, è su un giglio e alle spalle c’è un’onda e significa il concetto di rigenerarsi da se stessi. Di poter contare solo su se stessi.
Il terzo?
Saturno sulla caviglia: dopo averlo visto sul telescopio sono partita seguendo miei pensieri…noi piccoli e lui grande. Non devo deprimermi, siamo una piccola cosa nell’universo.
L'ultimo?
Una frase in inglese: life is short live hard ovvero la vita è corta vivila, è il carpe diem. La vita è breve: anche questo è legato a mia sorella che non c’è più. Lo scriveva sempre.
Dove vuole arrivare?
Vorrei che chi mi ascolta oltre a capire che si parla di vita, fosse consapevole che parlo della mia generazione, il non riuscire mai a prendere la nostra strada. Invito ad ascoltare il mio disco sentendo se stessi.