di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


La realtà arriva al mattino, dopo una notte di poco sonno e tanti pensieri. Dopo qualche lacrima spesa. Michele Ghedini è uscito dalla cucina di MasterChef quando già si sentivano le campane della finale diffondere nell'aria il loro suono. Una uscita serena quella del ventunenne di Porto Mantovano. Lo abbiamo incontrato e intervistato.

Michele come è il day after l'eliminazione?
Mi sono svegliato sapendo che non dovevo andare in studio e mi faceva male.
Però ha fatto un buon percorso.
Sì, sono arrivato quasi alla fine e posso essere felice.
Rimpianti?
Mi sarebbe piaciuto cucinare in Triennale a Milano, immaginavo che ci fosse qualcosa di figo, lì potevo metterci tanto del mio, c’erano ingredienti e strumenti mai trovati in nessuna esterna.
Per la prima volta la abbiamo vista piangere. Molti suoi colleghi hanno invece la lacrima facile.
Non mi metto a piangere per un piatto sbagliato, in quel momento mi sono reso conto che era tutto finito e ho pianto.
Cosa la ha mandata in crisi?
Gli ingredienti mi hanno spiazzato. I piatti che ho visto preparati dagli altri sono stati più semplici ma anche più intelligenti. Hanno messo il plancton in una pasta, in un risotto, altro che brodetto o il mio polpo 25.
Odierà sia il polpo che il numero.
E' il contrario. Mi piacciono entrambi e le assicuro che il Polpo 25 rinascerà ripensato.
Chi vorrebbe cucinasse per lei?
Carlo Cracco.
Perché?
Si è creato un feeling dall’inizio della trasmissione.
Forse perché era in prima fila?
Aiuta essere lì, in prima fila come a scuola. Mi ha fatto innamorare della mia passione, senza di lui non avrei sviluppato questa passione ancora di più. Ho imparato cotture differenti e cibi strani, mi ha aiutato ad amare la cucina.
Il suo piatto per eccellenza?
Amo il gambero crudo, quello rosso.
Cosa le resta di MasterChef?
Un bagaglio professionale di esperienze ed emozioni.
Il suo futuro?
Nessuna attività propria. C'è chi mi dice che verrà a mangiare nel tuo ristorante...non se ne parla, io voglio fare la gavetta in qualche ristorante buono e vedo Milano come capoluogo, è il top in Italia.
A proposito, il diploma?
Il diploma, c’è! Forse non è emerso chiaramente, ma c'è.