di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Se ne è andato in punta di piedi ma con lo sguardo fiero. Michele Pirozzi, 35 anni, napoletano di San Michele a Cancello, ha lasciato la cucina di MasterChef ed è tornato alla sua quotidianità di agente del settore funebre. Ma si è portato a casa una passione ancora più forte per la cucina. Chissà che non ci sia una svolta nella sua vita...nell'attesa di una nuova puntata di MasterChef, in programma ogni giovedì alle ore 21.15 su Sky Uno, lo abbiamo incontrato e intervistato.

 


Michele come è arrivato a MasterChef?

Ho con la televisione un rapporto sporadico che però mi ha portato a vedere vecchie puntate di MasterChef. Così mi sono ritrovato a fare piatti che vedevo in tivù personalizzandoli.
In che modo?
Pensavo spesso che potevo aggiungerci un tocco alla...Michele. Molti insinuavano che non erano opera mia ma io ho tirato diritto e mi sono convinto a comprare prodotti particolari.
E' stato facile?
Ho trovato negozietti a Napoli, nella zona universitaria, che vendevano ingredienti particolari. In cucina facevo lo chef al punto che a casa hanno iniziato a chiamarmi chef.
E prima?
Ero Mimì, qualunque nome a Napoli va storpiato.
Chi assaggiava?
La mia ragazza Caterina faceva da cavia.
L'iscrizione?
A dicembre le mie nipotine, mia cugina e la fidanzata mi spingevano a iscrivermi.
Ha ceduto?
A metà gennaio ero davanti a un pc, ho fatto l'iscrizione giusto per dire che la ho fatta. Poco dopo mi arriva una notifica che mi chiedevano di inviare altri piatti. Sono rimasto perplesso.
Perché?
Non lo avevo detto a nessuno, credevo fosse uno scherzo visto che io amo fare gli scherzi al telefono. Però ho mandato altri piatti dopo avere verificato che il numero fosse attendibile.
Poi?
Mi ha chiamato un ragazzo, chiede informazioni su di me, sui miei piatti preferiti.
Abbassa la guardia?
Resto sempre guardingo. Ero sul furgone a consegnare mobili, come io chiamo gli elementi funebri che commercio, per la città e ricevevo telefonate lunghe. A 'sto punto l’ho dovuto dire alla mia fidanzata: le detto vediamo fin dove si arriva.
Il primo passo è stato proprio Napoli.
Ho portato un mio piatto, c’era tanta gente, il tempo passava e nessuno mi convocava.
Cosa aveva preparato?
Un pollo marinato alla birra e le dico che servono dieci ore solo per la marinatura. Poi le salsine di accompagnamento e col cestino sono arrivato al giudizio. Pensavo già ci fossero i quattro giudici e invece mi ha accolto un signore col pizzetto: gli ho raccontato la mia vita e il mio sapere in cucina.
Lui?
Ha replicato: le faremo sapere.
C'è rimasto male?
Mi ha messo in dubbio, è una formula valida per tutti i colloqui di lavoro. Ero certo di essere tra i migliori selezionati. Un'altra telefonata giunge dopo 15 giorni: devo presentarmi a Milano. Salii con mio cugino, andammo col furgone perché ne abbiamo approfittato per fare una consegna di lavoro a Modena.
Li ha davvero trovato i quattro giudici.
Mi sono sentito già sul podio. Una soddisfazione non solo per me, quanto per chi mi ha motivato a partecipare.
Ha anche avuto la certezza che non era uno scherzo.
Esatto e ho diffuso la notizia.
Ricordi dei giudici?
Ognuno mi ha lasciato un segno, sono umani. Bastianich rappresenta il carattere imprenditoriale. C’è la premessa a crescere se si ha lui come simbolo. Cannavacciuolo è speciale, ha un carattere avvolgente: è un Vesuvio sempre pronto a eruttare, è un padre di famiglia. Cracco e Barbieri quanto ne sanno! Cracco è come il Mago di Oz, ai fornelli fa magie.
Chi vincerà?
Punto sul Sud e Loredana, calabrese piccante. Oppure i due maschietti Michele e Valerio.
Il dono più bello che le ha lasciato MasterChef?
Ho costruito importanti basi, ho imparato che una semplice vellutata può diventare un grande piatto, un piatto stellato!