di Barbara Ferrara


Dopo la via Emilia, il Lago di Garda, la Puglia, il Trentino, Londra e Trieste, Alessandro Borghese sbarca a Milano: qui protagonista della settima puntata di 4 Ristoranti è la carne alla griglia e a vincere la sfida è Aixa Natel del Ristorante San Telmo. Aixa è un’esplosione di pura energia, genuina e soprattutto contagiosa. A sentirla parlare del suo lavoro, del suo ristorante e della sua visione della vita viene voglia di andare a conoscerla. E ne vale la pena, parola di chef Borghese.

 

Il Ristorante San Telmo, aperto insieme al marito due anni fa, offre una cucina innanzitutto di qualità: “Io mi metto sempre nei panni del cliente e gli offro solo il meglio, facciamo tutto fresco, e se non disponiamo di un prodotto che possiamo garantire come tale, semplicemente non lo proponiamo”. Oltre all’ottima cucina, connubio perfetto tra quella argentina e quella italiana, il locale offre serate di tango, e mentre Aixa ce ne parla si commuove, “sono orgogliosa di far conoscere la cultura argentina, e questo ballo così intimo e sensuale, rispecchia il nostro carattere passionale, la nostra forza”. Aixa ha pochi grilli per la testa e obiettivi ben formulati in mente, basti pensare che il giorno in cui ha deciso di aprire il ristorante si è ripromessa che sarebbe diventata la proprietaria della migliore griglieria della città. A questo punto c’è da aspettarsi che realizzi il suo prossimo sogno. Stella Michelin, vi dice qualcosa?

 

Come descriverebbe il suo ristorante?
Un grandissimo abbraccio da regalare alle persone che vengono, sembrerà una sciocchezza ma io ci credo molto, la gente ha un po’ perso l’amore e il sentimento. Credo che si debba tornare a questo sentire in cucina. Nel nostro piccolo con il nostro lavoro proviamo a trasmettere questa passione che viene dalle nostre mani e dal nostro cuore.
Come spenderà il suo premio?
Sicuramente nel ristorante, investirò nella cucina per rendere migliore il servizio.
Come avete reagito alla vittoria?
Nel 2010 quando sono arrivata in Italia io e mio marito Alberto abbiamo visto che già c’erano alcuni ristoranti argentini, aprirne uno è sempre stato il nostro sogno. Quando abbiamo inaugurato San Telmo due anni fa, abbiamo fatto una scommessa: essere i migliori sulla piazza, il miglior ristorante-griglieria della città e quando Alessandro Borghese ce lo ha comunicato, non ci potevamo credere.
Una soddisfazione immensa.
Sì, da sempre abbiamo provato a fare e a offrire il meglio, dalla cucina al servizio, con costanza, il nostro è un lavoro molto duro, si arriva in cucina alle tre o alle quattro, ci sono preparazioni lunghe che richiedono molto tempo. Questo riconoscimento ci ha fatto commuovere, è stata una conferma dei nostri sforzi.
Come riesce a motivare il personale che lavora con voi?
Ai miei camerieri dico: “Provate a versare un bicchiere d’acqua con amore, assaggiate quell’acqua e vedete come cambia quel sapore”.
Il segreto di una grigliata perfetta?
Non c’è nessun segreto, la griglia devi seguirla, occorre occhio e professionalità, ci vuole esperienza perché è un attimo che la cottura passi anche solo di un punto.
In Argentina siete dei maestri indiscussi, questione di corredo genetico?
La domenica in Argentina ci si riunisce, è una tradizione, ogni famiglia ha un barbecue, ci si riunisce e ci si ritrova a discutere, di amore, politica o altro. Fin da piccoli i nostri padri ci insegnano a tagliare la carne e a badare al fuoco. Non c’è un libro da cui imparare, si guarda e si impara attraverso gli occhi e con l’esperienza.
Alberto suo marito è addetto alla griglia, chi è stato il suo maestro?
Mio padre che ha 74 anni, lui è un vero maestro.
Il vostro cavallo di battaglia?
La entrana, un taglio di carne fantastica, molto delicata e saporita. Deve cuocere molto lentamente. Ha un filo di grasso che ci sta ed è importante cuocerla bene, non si può servire al sangue. E’ un piatto straordinario.
Il suo prossimo sogno?
Arrivare alla stella Michelin.
Ambiziosa, è questo il suo approccio alla vita?
Sì, io voglio provare ad avere tutto dalla vita, punto al massimo del massimo, se poi non dovessi farcela per circostanze indipendenti da me, ci avrò comunque provato, ma non importa. Ciò che conta è puntare dritti al proprio obiettivo e fare di tutto per raggiungerlo, è anche questo che insegno a mia figlia.