di Camilla Sernagiotto

 

C’è un personaggio che da secoli si accaparra ruoli da protagonista in tutte le varie declinazioni dell’entertainment.

La letteratura, il cinema e addirittura i videogiochi lo scritturano da sempre come primo attore, dandogli gli onori (e gli oneri) dell’Étoile cui spetta di spettacolarizzare il tutto.

 

Stiamo parlando del tesoro, inseparabile coprotagonista dell’eroe sin dai tempi del ciclo arturiano. Anzi: molto prima del ciclo bretone, il tesoro era già in auge nell’epica omerica, nelle favole di Esopo e in tutte le storie tramandate oralmente dalla saggia voce del popolo.

 

Una star che mai si è vista surclassare in meteora è cosa assai rara nello showbiz, eppure proprio questo è stato ed è, fino ad ora, il destino del tesoro: essere sempre al centro dell’attenzione, come una X segnata in rosso e a caratteri cubitali su una mappa antica.

 

Una delle ultime riprove del successo del treasure è Le avventure di Hooten & the Lady, la serie in onda su Sky Uno che ha sì come protagonisti i due personaggi messi a titolo (il bell’Ulysses Hooten – interpretato da Michael Landes – e la sensualissima Lady Alex Lindo-Parker – alias Ophelia Lovibond) ma che in realtà lascia spazio in ogni episodio a una First Lady con la quale Lady Alex non potrà mai competere: un bottino da rifarsi gli occhi.

 

In ogni puntata, infatti, il moderno Ulisse assieme alla sua Penelope (che stavolta non ne vuole proprio sapere di aspettare lui a casa) s’imbattono in un viaggio all’insegna dell’avventura e delle insidie per portare alla luce un tesoro nascosto.

E, anche se quei due risultano molto meno morbosi di Gollum e del suo inquietante e sibilante ritornello “Il mio tessoro”, non crediate che Hooten e la sua Lady siano meno interessati a trovare i capolavori sulle cui tracce si metteranno episodio dopo episodio.

 

Ma perché il mito del tesoro nascosto è così presente e potente nella cultura occidentale come in quella orientale, nell’antichità come nella contemporaneità, nella mente maschile come in quella femminile?

 

Dal teschio di cristallo alla pietra sacra e all’arca dell’Alleanza di Indiana Jones, dal tesoro di Willy L’Orbo dei Goonies al tesoro maledetto di Hernan Cortes de I Pirati dei Caraibi, se non c’è blockbuster che si rispetti senza l’ingrediente segreto del forziere da rinvenire un motivo ci sarà.

 

Come tutto ciò che esercita un forte appeal sullo spettatore, lettore, ascoltatore e in più in generale fruitore, si tratta di un fascino dal retrogusto freudiano che porta a rivivere l’infanzia.

Sono pochi i bambini che non hanno giocato a fare i pirati o che non hanno sperato di trovare sepolto in giardino un baule appartenuto a un antico Re, pieno di pepite e dobloni. Sono pochi e sicuramente saranno tristi, dato che la fantasia puerile è ciò che più rende l’infanzia la migliore età di sempre.

Proprio la perdita di quella fantasia ingrigisce la vita dell’adulto, che si ritrova ad attaccare i sogni e le mappe del tesoro al chiodo per crescere forzatamente e al massimo collezionare buoni del tesoro e titoli di stato.

 

L’unica cosa che permette all’adulto di tornare a quella verdeggiante epoca spensierata incastonata di tesori è proprio l’entertainment.

Da qui nasce il successo dei tanti videogames in cui il giocatore deve portare alla luce qualcosa di prezioso (uno su tutti, il mitico Monkey Island in cui lo scrigno che dovrebbe contenere il favoloso tesoro di Big Whoop fa da padrone di casa) o l’appeal di pellicole entrate nella storia del cinema grazie all’epos del tesoro.

I Goonies, per esempio, mai sarebbero diventati un cult senza la mappa del presunto tesoro di Willy L’Orbo trovata in soffitta dai ragazzini protagonisti.

Senza quella recherche, il film si sarebbe tramutato in una sterile storiella di ragazzini vicini di casa che trascorrono assieme gli ultimi giorni prima di essere sfrattati: una trama che nemmeno il Neorealismo italiano si sarebbe accollata.

Invece il tesoro di Willy diventa il collante per un’avventura degna del miglior romanzo di formazione.

 

E se Willy non poteva certo essere un pirata degno di quel nome senza uno straccio di tesoro nascosto, la stessa cosa vale per i suoi colleghi protagonisti de I Pirati dei Caraibi: può un manipolo di "brutti" (Johnny Depp a parte) ceffi predatori del mare essere sprovvisto di un forziere del tesoro cui dare la caccia?

La domanda è tanto retorica quanto la risposta lapalissiana.

 

Per coltivare ciò che resta del vostro fanciullino pascoliano, provate a seguire la dieta del tesoro: ne constaterete immediatamente i miracolosi risultati.

Vita meno grigia, sogni che dal cassetto non finiscono dritti nel cassonetto, ritrovato entusiasmo che credevate sepolto sotto coltri di Xanax…

Il retrogusto freudiano del tesoro nascosto porta a riassaporare l’infanzia ed è un boccone più succulento di qualsiasi madeleine proustiana!

Parola di Hooten & The Lady.