Di Barbara Ferrara


Bresciano, classe 1942 e Leone d’Oro alla Carriera, Iginio Massari è vincitore, dal 1964 a oggi, di oltre trecento concorsi, premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. Impossibile citarli tutti. La sua passione non conosce confini, così come il suo talento naturale. Fuoriclasse di professione, in giro per il mondo è preceduto dalla sua stessa fama. Il suo è uno di quei casi in cui il buongiorno si vede dal mattino, dimostra infatti ben presto di avere le idee chiare sul futuro quando è ancora un adolescente. A soli sedici anni lascia l'Italia per la Svizzera dove non tarda a farsi conoscere e apprezzare come pasticciere. Tornato a casa, apre le porte di quello che può essere definito oggi il suo quartier generale: la Pasticceria Veneto inaugurata nel 1971 con la complicità di sua moglie Mary che tuttora lavora al suo fianco. Più che un laboratorio, una raffinata bottega artigiana d'altri tempi che sforna piccoli grandi capolavori assoluti. E che, come una madeleine di Proust fa sognare, rievocando emozioni, profumi e sapori mai dimenticati.   

 

Come nasce la sua passione?
Da giovane o si ha la fortuna di capire cosa si vuole fare da grandi oppure interferenze ed emozioni portano le persone a scegliere strade sbagliate. Io ho avuto la fortuna di avere una madre cuoca appassionata i dolci; i profumi che sprigionavano tali dolci hanno catturato il mio cuore e la mia testa rimanendo indelebili.


Ricorda il primo dolce che ha realizzato?
Non ricordo esattamente quale fosse il primo, certamente ero rapito dalle brioches. Spinto dalla curiosità creai brioches con forme non convenzionali che ricalcavano le favole.

 

Quali sono stati i suoi maestri?
I miei Maestri furono Doriot di Recondillier, uomo di grande umanità predisposto all'insegnamento e Gerber Boudrie, maestro di vita, molto tecnico e specializzato nel mondo del cioccolato.


Se non avesse fatto il pasticciere?
Starei ancora pensando a cosa fare.


Cosa non può mancare nel menu natalizio?
Sicuramente i miei dolci, tra cui il panettone, il mandorlato, la millefoglie e la zuppa russa (panettone inzuppato nel whisky).


E nella sua dispensa?
La mia dispensa deve essere innanzitutto pulita e ordinata, non possono mancare un pizzico di ironia, determinatezza e disciplina.


Gauguin diceva che “Cucinare presuppone una testa leggera, uno spirito generoso e un cuore largo”: è d’accordo?

Sono parzialmente d'accordo, per cucinare bisogna avere cervello e bisogna saperlo usare.


Una dritta ai principianti che vogliano cimentarsi in cucina: il dolce più semplice e quello più complesso da realizzare?
I dolci più semplici sono quelli a base di frolla (biscotti, crostate...), il più complesso è sicuramente il panettone.


Un segreto da svelare?
Se svelassi un segreto non sarebbe più tale, in ogni modo , in cucina, chi ha segreti è perché vuole fare il commediante.