All You Need is Live. Perché senza la prova del palco, non si può parlare di vera musica, come impareranno presto anche i concorrenti di X Factor 10, il talent di culto in partenza su Sky Uno. E quelli che sono saliti sul palco del Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) per festeggiare i 40 anni di Radio Popolare non sono solo dei grandi musicisti, ma sono innanzitutto dei grandi performer.

 

Stiamo parlando degli Afterhours e di Daniele Silvestri, che sabato 10 settembre si sono alternati sul palco del Carroponte per la serata di festa ribattezzata per l’appunto All You Need is Live. L’evento di Radio Pop ha riunito sia i fan della prima ora dei musicisti, sia i giovanissimi, per non parlare delle tante famiglie con bambini. Insomma, un evento dedicato davvero a tutti.

 

A dare il via allo show ci pensano proprio gli Afterhours di Manuel Agnelli, giudice dell’attesissima, nuova edizione di X Factor. I concorrenti del talent targato Sky Uno avrebbero molto da imparare da un live come questo, perché la band ha mostrato innanzitutto quanto mestiere c’è dietro anni e anni passati a suonare dal vivo.

 

Ma il live degli Afterhours non è stato solo mestiere, perché Agnelli e soci ci hanno messo anche tanta, tanta passione. Il set del gruppo milanese, denso e tirato, non ha lasciato spazio ai tempi morti, passando senza indugi da brani più recenti a veri e propri cult come La vedova bianca, da Ballate per piccole iene, a Male di miele, da Hai paura del buio?, l’album del 1997 che li ha consacrati come una delle più grandi rock band in Italia.

 

Il giudice di XF 10 si è regalato al pubblico con il suo tradizionale carisma, ma senza mai cercare di “rubare la scena” agli Afterhours nel loro complesso, ricordando insomma che una band è prima di tutto un collettivo, nel quale il frontman ha il dovere di trascinare, senza però mai cercare di correre da solo.

 

Agli Afterhours si è poi alternato subito, senza lasciare il pubblico in attesa, l’istrionico Daniele Silvestri. Il cantautore romano ha traghettato la serata verso la conclusione con la sua “profonda leggerezza”, o “leggera profondità”, che dir si voglia, alternando al solito pezzi più orecchiabili, ma mai scontati, con brani più complessi e riflessivi.