di Fabrizio Basso
(inviato a Lajatico)


Da Haiti all’Università di Boston, Andrea Bocelli alza di nuovo la voce per rendere più gentile il nostro mondo. Lo fa ogni giorno e in mille modi ma quando ci si avvicina Celebrity Fight Night Italy, l’impegno si moltiplica e la voglia di fare non bene ma di più…anche. L’appuntamento è dall'8 al 12 settembre in Toscana dove convoglieranno oltre 150 donatori americani e benefattori internazionali, che saranno guidati in un “benefit trip” tra Firenze, Lajatico e Venezia. Il viaggio avrà il suo culmine in una serata di Gala, domenica 11 settembre, nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Ci sarà anche Lonnie Ali accanto ad Andrea Bocelli. Questa iniziativa fu istituita 22 anni fa da Muhammad Ali, scomparso lo scorso 6 giugno, per raccogliere fondi legati ai progetti della Andrea Bocelli Foundation e del Muhammad Ali Parkinson Center. Aspettando vi vedere il racconto delle quattro giornate su Sky Uno il 23 ottobre alle ore 19.30, abbiamo intervistato Andra Bocelli a Lajatico, sulle colline alle spalle di Pisa, dove lui è nato e dove torna ogni volta che può. Perché lui alle sue radici è attaccato.

Andrea Bocelli siamo al terzo Celebrity Fight Night Italy.

E’ un grosso impegno ma quando penso che ad Haiti ci sono migliaia di bambini che devono mangiare la fatica non si sente.
E’ cresciuta molto la sua Fondazione e in poco tempo.

Il difficile non è mettere in piedi le cose, definire progetti bensì mantenerli. Siamo nati cinque anni fa e siamo sempre cresciuti ma sa cosa ha fatto la differenza?
Dica.

Abbiamo conquistato la fiducia della gente.
C’è una regola?

No. Bisogna però essere in tanti e crederci.
C’è anche la collaborazione con l’Università di Boston.

Quella è la scommessa tecnologica. La ricerca è sempre un terno al lotto: si può solo sperare.
A settembre trasforma un po’ di Toscana nella capitale mondiale dell’altruismo.

Sarà un momento bello per il nostro paese. Che è da visitare.
Ci da qualche anticipazione?

Il programma è nelle mani di mia moglie Veronica, Posso anticiparle che l’8 ci sarà un cena di benvenuto nel chiostro della basilica di Santa Croce, il 9 saranno ospiti a casa mia a Lajatico, il 10 andiamo a Venezia e l’11 la serata di gala a Firenze, nel Salone dei Cinquecento con l’Orchestra del Maggio Fiorentino diretta da Zubin Mehta.
Al suo fianco ci sarà la vedova di Muhammad Alì, recentemente scomparso. Ha dei
ricordi?

Ci siamo incontrati più di una volta. Lui è stato il più grande e senza esagerare: ha inventato un altro modo di fare pugilato.
Un rivoluzionario anche fuori dal ring.

Le sue idee di pace e non violenza sono forti ancora oggi. I nostri incontri sono stai sempre molto forti.
Ricorda il primo?

Certo. A casa sua. Già da tempo non parlava ma ascoltava la mia musica in casa. Io mi sono inginocchiato ai suoi piedi è ho cantato per lui.
Lo scorso luglio al Teatro del Silenzio di Lajatico abbiamo vicino a lei suo figlio Matteo: appena 18 anni ma idee chiare sul futuro.

Sa cosa deve fare, sa che questo lavoro si costruisce sul sacrificio. Non c’è spazio per le incertezze. Ha finito la maturità, studia pianoforte. Se avrà voglia di seguire la mia strada spero che mi superi.
Davvero?

E’ il sogno di ogni padre versi sorpassare da un figlio.
Sarà sottoposto a critiche, spesso gratuite proprio per il cognome che porta.

Lo so e lo sa. Io ormai ci ho fatto l’abitudine. Anche se alcune sono costruttive ed è giusto ascoltarle. Sa cosa penso io?
No.
Chi sa fa chi non sa critica.