di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Fuga dagli slogan attraverso...Slogan. Che sembra un bisticcio ma quando a manovrare rime, musica e idee è Moreno Donadoni niente è impossibile. Tutto può stupire ma nulla è al di fuori della sua portata. Il nuovo disco si intitola Slogan, contiene 12 canzoni, è allegro, positivo, popolato da un rap moderno che affascina. Lo abbiamo incontrato per parlare di musica e tattoo, visto che lui di tatuaggi ne ha tantissimi e tutti sul lato destro del corpo. Intanto su Sky Uno, ogni mercoledì alle ore 21.15 c'è Ink Master.

Moreno sciogliamo subito il rebus Slogan.
Ho anche un tattoo che richiama il rebus, nella parte bassa della gamba. Ho voluto seguire un filone. Nel video sono camaleontico, mi trasformo in prodotti commerciali ma poi devio e giungo alla conclusione che va premiato il bello!
Nel suo caso la musica.
Certo. Ogni ambito ha le sue idee di bello.
In Lasciami andare duetta con Deborah Iurato.
Ci siamo incontrati a Milano. Abbiamo chiacchierato ed è nata l'idea. Mi mancava un featuring con lei. E' stato inserito last minute, l'idea di partenza era un album senza ospiti. Con Deborah la sola eccezione.
Sappiamo che Magici ha commosso i suoi genitori.
Racconto momenti, episodi che sono legati a me e alla mia famiglia. Loro che li hanno vissuti da dentro non potevano non commuoversi. Le faccio un esempio?
Volentieri.
Quando avevamo discussioni, per terminare il bisticcio si urlava la formula "cane e gatto": solo noi Donadoni possiamo saperlo.
Lei invece si emoziona in particolare con Nevica.
Ammetto che mi suggestiona assai. Racconta quando il pensiero va a una persona particolare che non fa più parte della tua vita. Ma ne senti la mancanza e sai che sostituirla non è facile.
Un brano sofferto.
Ricorda quando Emis Killa scrisse Le mie parole di ghiaccio?
Certo.
Nevica è le mie parole di ghiaccio.
In Un giorno di Festa dice che la nostra terra promessa è la speranza.
Prima di me la speranza era nell'Isola che non c'è di Edoardo Bennato. Poi c'è la Terra Promessa di Eros Ramazzotti. La musica deve essere speranza.
Se la trova?
Ci porta tanti amici. La condivido.
Coraggiosa 50 sfumature di canzoni.
Ho messo cinquanta citazioni in una sola canzone. Perché? Un po' per gioco, per vedere chi le identifica tutte e un po' per provare a spiegare ai miei fan più giovani la bellezza della musica italiana.
Eccoci ai tattoo.
Tutti sulla parte destra del corpo.
Quando ha iniziato?
Con la maggiore età sul braccio. Tutti riferimenti al mio vissuto, dal nome del primo gruppo al calcio. Ho adottato uno stile comics: ci sono la crew con Fabri Fibra, la piazza per mio papà napoletano, il limone per mia mamma siciliana. Un microfono non poteva mancare.
Scendiamo.
La parte bassa è più tradizionale come stile. C'è un rebus su un piede, un polpo per indicare le mie tre città di mare, ovvero Napoli, Palermo e Genova. Un cavallo per il gioco di cavallo pazzo. Poi trottole, farfalle.
Originale indubbiamente.
Ho sul piede la cannonata medievale che simboleggia la potenza con cui calcio il pallone. Sulla coscia ho una panchina.
Una panchina?
Così quando i fan si siedono in braccio per la foto stanno su una panchina. E poi ho una croce sul ventre, la mia croce.
Ce ne sono di nuovi in arrivo?
Per ora mi fermo. Un tattoo è una flagellazione.
Che intende?
Non è un procedimento morbido. Ci vuole tempo, bisogna fare attenzione alle stagioni. Ma è uno stop temporaneo.