di Helena Antonelli

 

Romano di nascita, torinese d’adozione, per il campione del mondo di Flair, Bruno Vanzan la realtà ha superato di gran lunga la fantasia. Considerato una vera e propria celebrità del settore seguito da migliaia di followers, da lunedì 22 agosto questo barman acrobatico ci svelerà i segreti fondamentali per creare un cocktail perfetto tra le mura domestiche. Mixando strumenti professionali e casalinghi, Vanzan propone 40 ricette di altrettanti cocktail, da realizzare in pochi minuti e degni dei locali più trendy del momento. Il tutto sarà presentato con la vera arte del flair bartending l'insieme delle tecniche acrobatiche nella preparazione di cocktail. In attesa di vederlo in azione su Sky Uno con Cocktail House, in onda dal 22 agosto alle 20 su Sky Uno, ecco cosa ci ha raccontato.

 

Rompiamo subito il ghiaccio, aperitivo a casa Vanzan, che tipo di cocktail prepara?
Beh il gusto è soggettivo, non c’è un drink valido per tutte le occasioni come magari per voi donne può essere l’abito nero, ma con pochi ingredienti comprati al supermercato, si possono proporre dei “classici”: Cuba libre, Gin tonic o Mojito, un cocktail apparentemente complesso che in Cocktail House vi svelerò come riprodurre in poche semplici mosse.

Il primo approccio verso il mondo dei bar a che età è avvenuto?
A sedici anni scatta in me la voglia di essere indipendente così sono partito alla ricerca di un impiego. Ho trovato subito lavoro in un bar caffetteria notturno. Erano gli anni 2000 e si iniziava a definire e conoscere meglio la professione del barman.

Poi cosa è successo?

Di lì a poco ho inquadrato il mio obiettivo, sapevo cosa volevo fare e dove arrivare. Nel 2005 ho iniziato a seguire i primi corsi e già quattro anni dopo ho partecipato alla prima gara a Roma.
Quanto tempo dedicava all’allenamento?

Anche più di 13 ore al giorno. A ridosso di una gara non facevo altro, mi chiudevo in camera e passavo il mio tempo a fare esercizi magari ascoltando della musica rilassante. Ho dedicato parte della mia vita alle gare, mentre oggi posso dire che le competizioni non mi appagano più, quello di cui ho bisogno è il contatto con la gente, fare dei buoni drink e fidelizzare la mia clientela.

L’esperienza più bella?

Nel 2010 a Las Vegas ho avuto la fortuna di passare una dura selezione ed è stato lì che ho capito che essere solo bravi non basta, bisogna essere i migliori. Così ho lavorato nei locali più esclusivi insieme ai dieci migliori barman del mondo e di questa top ten facevo parte anche io.

Si può parlare di un'evoluzione del mondo del bere?
Assolutamente sì. Negli anni 90 i cocktail erano decisamente più semplici, dei long drink dai colori fluorescenti. Oggi invece il mondo della mixologist è in continua evoluzione come del resto quello della cucina.
Quali caratteristiche deve avere un bartender alle prime armi?

Quello del barman è un lavoro diretto, oltre alla capacità di saper fare un buon drink, cosa tra l’altro molto soggettiva, la cordialità, la solarità e quindi tutte le sfumature caratteriali devono essere enfatizzate. Bisogna dare il massimo dimenticando il resto.

Campione del mondo di flair, barman e ora protagonista di Cocktail House, ma quando le chiedono che lavoro fa, lei che risponde?
Di solito quando dico che sono un barman molti mi rispondono: e poi che fai? Perché questo è un mestiere che viene considerato più come hobby, almeno in Italia l’idea che si ha è questa, per questo a mia suocera le ho detto che sono un imprenditore.
Si ricorda il primo cocktail che ha preparato?
La gavetta per arrivare al primo drink è stata piuttosto lunga. Prima di mixare, ho fatto due anni di pulizia del banco e in quell’arco di tempo osservavo il lavoro degli altri barman. Una sera finalmente mi lasciarono in mano lo shaker e preparai un Sex on the beach con ananas e melone.
Cosa ci aspetta a Cocktail House?
Questo programma vi insegnerà le tecniche del mestiere. Il mio intento è quello di divulgare a tutti questa arte con la semplicità. In Cocktail House mi servirò delle attrezzature domestiche per realizzare i drink più disparati.Vedrete il Bruno che sono, un ragazzo normale un po’ camaleontico, che ha fatto del lavoro la propria vita.

Che ruolo avrà Alessandro Borghese?
Lo chef Borghese sarà al mio fianco nelle prime cinque puntate. I miei cocktail analcolici saranno affiancati da deliziosi finger food preparati dallo chef, impiattati con gli strumenti soliti del bar.

Che consiglio si sente di dare a chi è alle prime armi?
Questo mestiere non si improvvisa, bisogna studiare e credere sempre nei propri sogni. Il confronto con le persone è fondamentale ma il lavoro più grande da fare è con se stessi prima di tutto.