di Barbara Ferrara

 

Con le sue campagne pubblicitarie Oliviero Toscani ha rivoluzionato il mondo patinato della pubblicità e non solo quello. Il suo linguaggio si è spinto oltre ogni limite, nel bene e nel male. La sua visione della fotografia ha sbaragliato e sbaraglia i pregiudizi legati al conformismo: “il peggior nemico della creatività“. Toscani è uno dei pochi che dice ciò che pensa, con urgenza e onestà. Ecco cosa ci raccontato della sua esperienza a Master of Photography per cui veste i panni del giudice al fianco dei colleghi Rut Blees Luxemburg e Simon Frederick.

 

Come è stata la sua esperienza a Master of Photography?
Mi hanno chiamato per fare il giudice, mi sono ritrovato in un mondo che non era il mio, è stato tutto nuovo per me, mi sono divertito. Si impara sempre qualcosa.
Il suo concorrente ideale?
Qualcuno che sappia davvero sorprendere, che mi faccia vedere la nuova visione della fotografia, la nuova cultura, il nuovo linguaggio della fotografia.
Cos’è la fotografia?
L’arte per eccellenza.
Oggi tutti possono fotografare. 
E’ come scrivere, tutti sanno scrivere poi però ci sono i poeti, gli autori e quelli che scrivono e basta. C’è chi fa footing ma non vanno da nessuna parte, chi corre per andare da qualche parte. Bisogna essere degli autori, degli artisti. Tutto qua.
Come si accorge che un giovane ha talento? 
Lo guardo negli occhi, ormai son troppo vecchio: mi basta guardarlo, gli faccio dire due parole, guardo due foto e vedo che visione ha. Tante volte non è piacevole capire subito che uno è un pirla.
Quindi di solito non si sbaglia.
Purtroppo no.
Il suo motto nella vita?
Non ho motti, vivo tutti i giorni come fosse l’ultimo. 
Cosa consiglia a un giovane che voglia realizzare il suo sogno?
Avere il coraggio di essere se stessi, esporsi. Non cercare il consenso, il consenso lo cercano i mediocri. Oggi è tutto mediocre perché cercano tutti il consenso, la grande rovina moderna. 
Cosa pensa delle nuove tecnologie, sono davvero al servizio della fotografia?
Ogni momento ha le sue tecnologie e va bene. Il problema della grande tecnologia è che sta facendo perdere un sacco di tempo. E’ quando si spengono le tecnologie che devi cominciare a immaginare tu. C’è poca gente che ha immaginazione: copiano tutti, sono tutti vestiti uguali. Tutti rasati uguali, con i capelli alla Balotelli, tutti col piercing, col tatuaggio. Che conformismo. Una volta era la cravatta, oggi è il tatuaggio. Non li sopporto più questi qua. Si pensano artisti, ma sono i primi a non esserlo.
Cos’è per lei la libertà?
Capire i propri limiti. E accettarli.
Lei ne ha?
Non sono intelligente come Einstein, non sono bello come non so chi, non posso volare come un aereo, ne ho tanti di limiti.
Roberto Rossellini era convinto che l’immagine avesse il potere di distruggere l’ignoranza.
In un certo senso aveva ragione. Il 98% di ciò che conosciamo lo conosciamo attraverso l’immagine, quindi abbiamo una conoscenza incredibile. Poi però esiste un altro tipo di ignoranza, quella culturale: non capire ciò che conosciamo. Non sapere né voler conoscere. 
L’immagine conta più della realtà?
E’ logico, viviamo ormai in un mondo di immagini, non di realtà. Basta non guardare l’immagine e non realtà. Finito. Sono le foto che scioccano, non la realtà. Ragazzi, svegliamoci.
Per cosa le piacerebbe essere ricordato?
Perché ho rotto le scatole nel modo giusto. 
Cosa sognava di fare da piccolo?
Non sognavo, facevo. Non sogno mai niente io, faccio.
Ma ai parenti che le chiedevano cosa avrebbe voluto fare da grande, cosa rispondeva?
Il prete.
Dice sul serio? 
Sì, ma solo perché andavo all’oratorio e lì c’era un prete simpatico che ci faceva vedere tanti bei film. Poi a dodici anni quando ho capito che c’erano altre cose più interessanti ho fatto altre cose.
Ai suoi figli cosa insegna?
L’onestà, essere onesti. Basta, finito. Si può essere onesti anche rubando. Molti fanno finta di essere seri e sono dei ladri. Insegnano il contrario. Ormai sono tutti mascherati, mamma mia.
Uno scenario poco ottimista, nutre qualche speranza nel futuro?
Ma certo, non sono negativo, non sono uno di quelli che pensa che era meglio prima, mi stanno un po’ sulle palle questi giovani che dormono. Forse la mia generazione si è dimenticata di dare dei calci in culo a quelli che adesso hanno cinquant’anni. Ci vuole un po’ di sovversione, io ho bisogno di sovversione. Senza non si va da nessuna parte.