di Helena Antonelli

 

Pietro Iossa non ha nulla da nascondere. Dalle sue paure, dai suoi periodi di caos, l’ex concorrente di XF8 ha tirato fuori Ataxofilia il suo primo album in uscita venerdì 8 luglio 2016. Nel nuovo album, Pietro si è messo in gioco, sperimentando e presentando al pubblico la sua complessa identità musicale racchiusa in nove brani inediti, in italiano e in inglese, nei quali si è cimentato in numerosi generi musicali: Pop, Hip Hop, Rock, Reggae, R&B Funk and Soul, Nu Jazz. Dietro a ogni track c’è una storia: il sangue espulso per le ferite, la gioia di capirsi, i dubbi di questa età, i suoi 19 anni, iniezioni di vita. L’intervista.

 


Un nuovo album per una nuova idea di musica, cosa è cambiato?

Sentivo l’esigenza di presentarmi e condividere quello che è il mio pensiero musicale. Ataxofilia è il manifesto del mio essere artista, ossessionato dalla diversità, celebrata musicalmente attraverso sperimentazioni mirate, originate da diversi punti di vista. In questo album ho gettato delle basi, degli impulsi che ho sentito nel corso del tempo, li ho coltivati, costruiti e fatti crescere sulle loro basi e non sulla mia. C’è una frase importante che forse può riassumere tutto: Se l’ordine è il piacere della tua ragione, il disordine è l’orgasmo della mia immaginazione. Una frase che più caratterizza questo album.

 

Perché Ataxofilia?
Viene da Ataxofobia ovvero la paura del disordine, ma anche allo stesso tempo amore per il caos, per la confusione che ha generato in me nell’ultimo anno e mezzo, una nuova sperimentazione musicale. Questo è un album sperimentale composto da brani in italiano e in inglese, di cui due sono già stati pubblicati ovvero Irresponsabile e Amore in disuso.
 

 

Nove brani che raccontano storie, ci anticipi qualcosa.
Il quinto brano dell’album si chiama Nineteen e parla di me, dei miei 19 anni. L’obiettivo di questo mio disco è stato quello di far nascere dei pensieri, trasformare dei concetti in musica come nascono nella loro natura. È un album originale per questo, parla di cose diverse ma che arrivano a tutti. Non mancheranno le Emozioni, un brano Reggae e poi c’è You did it una track molto intima, scaturita da una delusione personale.
 

E poi c’è I can’t give my dreams già in rotazione radiofonica.
Si tratta di un brano dalla sonorità Funky, un genere che forse non si usa più ma io son un fan dei Jamiroquai, li adoro, e in questa track in qualche modo mi rifaccio al loro stile. Si tratta di un passaggio dall’Hip Hop al Funk and Soul, due generi che allo stesso modo mi rappresentano. Un pezzo vivo, ballato che ti fa sentire il sapore dell’estate.
 

Che tipo di messaggio vuole lasciare con Ataxofolia?
Chi ascolterà il mio album capirà tante cose, ma una su tutte è che Pietro Iossa vive per la musica. Sperimentare e dunque imparare cose nuove è il mio pane quotidiano. Posso già dire che sto lavorando al mio primo EP di genere, soul elettronico, credo sia questa la mia strada finale e l’ho capita ascoltando e riascoltandomi in questo nuovo album.


XF10 è alle porte, che consiglio si sente di dare a chi come lei avrà la fortuna di partecipare?
Bisogna essere se stessi sempre.

Dovrebbe essere naturale.
Molti lo dicono, ma in pochi poi lo fanno. Le decisioni, i lavori, il tempo nel loft deve essere speso bene. Il tempo che si ha a disposizione va speso solo per la musica.