di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Nasce a Londra la musica di Shorty, uno dei protagonisti dell'ultima edizione di X Factor. Aspettando XF10, che arriverà su Sky Uno a settembre, abbiamo intervistato Davide Sciortino, questo il vero nome, per raccontare il suo periodo nel talent e la sua vita nella capitale inglese in questo momento storico delicato.

Davide come sta?
Nessuna traccia di estate ma a parte ciò bene.
Londra è metereologicamente strana come narra la leggenda?
L’estate è una primavera prolungata, quasi un assaggio di autunno. Quando spunta il sole però è bello. Londra è schizofrenica come clima, incombe sempre la pioggerellina e in estate il cielo ci dona qualche acquazzone.
Da quanto ci vive?
Da sei anni.
Nostalgia di casa?
L'Italia è meravigliosa per le vacanze, mi piacerebbe presentare lì la mia musica, adoro l’Italia per le persone e il territorio che ha mille opportunità troppo spesso inusate. Ma per vivere mi sono abituato alla multi-culturalità e qui rispetto all’Italia sono avanti anni luce.
Il brexit la preoccupa?
E’ una situazione delicata, il futuro è incerto, non sappiamo gli accordi per il futuro degli emigrati, io sono un emigrato. C’è chi parla di un visto a punti: essendo io un piccolo individuo e non esperto né di economia né di politica percepisco ansia e ammetto che ci sono momenti in cui mi sento rifiutato da chi ha scelto di lasciare.
Si perderebbe il valore multi-culturale.
Il rifiuto della multi-culturalità è sbagliato, mescolandosi si evolve anche come essere umani: se no è regressione. Gli esseri umani per natura hanno paura del cambiamento ma se intuisci che è per il meglio bisogna andare avanti insieme. La paura può far dir cose brutte che non hanno riscontro nella realtà. La xenofobia è una paura inspiegabile, per me è una malattia: fa in modo che le persone non convivano nel migliore dei modi e preclude la cultura che può nascere dal miscuglio.
Dai miscugli umani è nato il suo meraviglioso progetto artistico Retrospective for Love.
Sono contento che piaccia, siamo in sei coinvolti, partiti in nove e con più coriste. Poi abbiamo deciso di tenere una ragazza soltanto e farlo diventare un progetto a due voci. Ci si muove in sei e stiamo per ultimare il primo album, dopo un EP pubblicato un paio d'anni fa: uscirà presto il nuovo singolo e a settembre l'album di debutto.
Anticipazioni?
Tante influenze grazie alle tante persone che ci hanno lavorato: ci sono, in ordine sparso e tra gli altri, un producer siciliano e ragazzi siciliani, un rapper di Detroit, Phat Kat, e altro che non dico se non la sorpresa finisce all'istante.
In Italia ha pubblicato il singolo Cosa vorrei.
Non mi ero mai cimentato nella new dance e ammetto che mi sono divertito, mi ha ispirato Anderson Pack, uno ultimi arrivati nella scuola di Doctor Dre, il suo ultimo disco è Malibù: mi ha dato bella botta per la mia ricerca artistica. C'è poi lo zampino di un altro siciliano, Karme Curso.
L'approccio?
Ho cercato di essere istintivo, non sono stato a pensare troppo alle parole. Il significato c’è e non voglio condividerlo.
Strano, di solito l'artista dà una linea  guida.
Stavolta no, va interpretato a piacimento. Io ci vedo qualcosa che non è quello che si ascolta. Lo avevo in testa già prima di X Factor, sentivo la necessità di tornare a scrivere in italiano, un modo per mettermi alla prova e rimettermi in gioco sul mio territorio e rivedere la tradizione.
In che direzione?
Mi piacerebbe prendere Tenco, Battisti e Gaber e farli moderni a mio modo. Mi piace l’approccio alla scrittura di Gino Paoli, si sente l’influenza del jazz. Vorrei mescolarlo con hip hop e un po’ di funk. Credo che troverei suoni che mi rispecchiano.
Ci avviciniamo a XF10.
E' stata una splendida esperienza anche se resto dell'idea che se non hai un po' gavetta il rischio di essere travolti dal proprio ego è alto. La mia esperienza è stata positiva, sono stato con tanta bella gente, ancora oggi ci scambiamo musica e pareri, è bello crescere con musicisti che hanno un po’ di storia.
Qualche amico particolare?
Urban Stranger e Giò Sada. Si parlava di fare un tour col nostro collettivo.
Non se ne parla più?
Resta un progetto rimandato, ne riparleremo.
Consigli a chi punta a X Factor 2016?
Fregarsene della competizione, è una opportunità per conoscere altra gente, crescere, non è una battaglia. La musica non è essere una primadonna. Lì dentro hai un distacco dalla realtà che ti permette di lavorare su te stesso.
Come si cresce?
Basta ricordarsi che si vince solo condividendo.