di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)
Inviato a Bologna


Un modo di porsi. La ristorazione, anche quella stellata, è altro. Il Fourghetti, il nuovo ristorante di Bruno Barbieri aperto a Bologna, è un nuovo modo di stare a tavola: in una parola è compagnia. Creato in via Murri 71 è un caleidoscopio di sensazioni, che vanno da un calice di bollicine e una polpetta alle poche, rare stanze del piano superiore, una diversa dall'altra tutte capaci di far sentire l'ospite a casa sua. Perché questa è la cosmogonia dello chef emiliano: portare l'ospite, alla latina, al di fuori del tempo. Siamo stati all'inaugurazione del Fourghetti e vi accompagniamo nel nuovo mondo di Chef Barbieri, attualmente impegnato, oltre nel coltivare questo sogno, attualmente impegnato anche nella nuova edizione di MasterChef Italia che vedremo prossimamente su Sky Uno.

 


Chef alla fine è tornato a cucinare...
Il primo amore non si scorda mai.
Cosa è cambiato?
La vita è tante cose, non solo la televisione o gestire situazioni.
Il Fourghetti è una cosa speciale.
Non è il solito ristorante. E' bistrot, è emozioni, è gastronomia. Non ci sono le tovaglie, possono non esserci piatti. Entrando il pensiero dovrebbe essere: passo un momento della mia giornata da Bruno Barbieri.
Cosa vuol dire?
Quattro spaghetti ma anche dimentica, dal verbo inglese to forget.
Il bancone all'ingresso è porta nostalgia, per dirla alla bolognese, città di porte, portici e osterie.
E' un angolo dove puoi bere qualcosa, mangiare una polpetta, gustare un piatto che nasce oggi e muore...oggi.
Cosa intende?
Uno si siede al banco e avrà un chef che gli prepara un piatto esclusivo per lui. Chessò, al mercato ci sono i fiori di zucca belli e allora te li prepara ripieni, gratinati, impanati...come l'ospite vuole. Solo per lui, sono in quell'attimo.
Amato bancone!
Proprio vero. Al ristorante mangi idee altrui, al Fourghetti puoi mangiare una idea tua. E a me questo piace da morire.
Come è nato questo ritrovo di originalità?
Spesso si va a cena da soli, soprattutto se si è in giro per lavoro. E io trovo fantastico sedersi a un tavolo con sconosciuti, ascoltare le loro storie, raccontare le mie. Tante vite in un bancone.
C'è anche un ristorante più classico, almeno come linea di pensiero generale.
Facciamo una cucina territoriale, italiana, contemporanea. Ci sono contaminazioni libanesi e israeliane, i loro elisir, la frutta secca, le spezie creano alchimie uniche.
La sua squadra?
Ho fatto un casting sui social, sono arrivata migliaia di curricula. Sarebbe stato semplice prendere cuochi professionisti, maitre e sommelier titolati e invece ho scelto di affidarmi a chi vuole mettersi in gioco con le sue idee. Tra gli altri c'è Maradona, figlio dell'ultima edizione di MasterChef Italia su Sky Uno: ha grandi potenzialità, mi piace la gente così.
A proposito di MasterChef, sappiamo che state lavorando alla nuova edizione.
E' un talent che nelle ultime edizioni è cresciuto molto. Io voglio che esca l'anima del concorrente. Nel piatto deve finire il tuo io. E gli ultimi dieci, quelli che vedono la vittoria, devono fare assaggiare a me e agli altri giudici un piatto che racchiuda un buon pensiero e con una sua anima.
Torniamo al Fourghetti?
Certo. L'sterno è bolognese, ma varcata la soglia puoi sentirti a New York come a Sidney. La vivo come un start-up innovativa, dove non devi essere un laureato per capire cosa c'è nel piatto e come è stato preparato.
Insomma un filosofia nuova.
Non è un ristorante bensì un modo di porsi. Un regalo che si fa a se stessi e alla gente che ti sta attorno.