di Fabrizio Basso

Nel Respiro del Mondo ci accompagna Federico Zampaglione. A due anni di distanza da Indagine su un Sentimento tornano i Tiromancino con un nuovo album di inediti che si intitola, appunto, Nel Respiro del Mondo. Abbiamo incontrato Zampaglione per parlare con lui di musica e tatuaggi, lui che ne ha tantissimi. Intanto continua la missione di Durk e Ruckus tra i tatuaggi inopportuni: l'appuntamento con Bad Ink è ogni domenica alle 22.50 su Sky Uno.

Zampaglione partiamo dal disco. C'è molto mare, c'è la sensazione di un viaggio costante.
Come nasce un disco è un meccanismo disco è difficile da spiegare, c'è sempre l'urgenza di raccontarsi in quel momento.

Risultato?
Alla fine hai in mano un pugno di canzoni. Sono venute di pari passo con la vita, non ho un metodo di lavoro.

Sindrome da foglio bianco?
Magari sto venti giorni che non mi viene niente, poi all’improvviso ho un pezzo in mano alle due del pomeriggio e vado al pianoforte o alla chitarra e poco dopo ho la canzone. La musica è nell’aria. Io non ho scritto nulla, ho intercettato, ho acchiappato, non sono un tecnico della canzone.

E' un perfezionista?
Sono metodico a studiare la chitarra ma nella composizione e nei testi mi escono già fatte. Però mi perdo sul dettaglio e sul suono, sono perfezionista. Dal punto di vista compositivo sono pignolo.

Tante canzoni parlano di mare.
E' esistenza. Di fronte al mare non esiste più nessuna epoca, è un confronto con te stesso. Molte canzoni sono nate in riva al mare a Sabaudia. Era pieno inverno, ho preso pure la laringite e infatti si sentono nei pezzi bassissimi. Nella mia tonalità normale non era possibile. La musica non vuole essere troppo gestita, è una entità libera. Le canzoni mi hanno cercato per nascere. La vita e gli accadimenti arrivano in canzoni.

E' un album musicalmente molto curato.
Ha un bagaglio di sonorità moderne che hanno creato un disco tra i più compatti nella storia dei Tiromancino. Mi piace il suono di Luca Chiaravalli: l'elettronica non è invasiva e si valorizzano i testi.

Lei è social?
Lo sono diventato, all’inizio no ma ora so e ne utilizzo le grandi potenzialità. Mi capita spesso di suonare sui social, faccio mini-concerti in acustico. Vanno presi nella giusta misura.

Parliamo di tattoo?
Certo. Ecco "28/9/09", la data nascita mia figlia.

L'ultimo (si sbottona la camicia e lo mostra sul petto, ndr)?
Il ritratto di mia madre, Maria Pia, da giovane. Lo ho fatto il giorno del suo compleanno a due anni da quando se ne è andata.

Tutti importanti, i suoi tatuaggi.
Hanno un significato, fermano momenti, ne ho una ventina di vario tipo.

Dicono che sul corpo deve esserci sempre uno spazio per l'ultimo tatuaggio. Che poi non lo sarà mai perché ogni tattoo è come l'orizzonte che si sposta sempre.
Non so se ce ne sarà un altro, perché dopo l’ultimo mia figlia si è convinta che se te ne fai troppi diventi verde e muori. Devo tranquillizzarla.

Ce ne presenta qualcun altro?
Ho un piccolo tribale sulla spalla, avevo 15 anni me lo ero fatto da solo. Poi un sole con i gabbiani.

E' pignolo anche nei tattoo?
No, mi limito a dare l'idea e poi lascio andare la mano del tatuatore.

Molte su frasi diventano tattoo.
Incredibile! Ogni giorno vedo foto di corpi con i miei testi tatuati o anche simboli. Tanti si fanno i due uccellini liberi o il cartello stradale o le parole "della mia esistenza sei l’essenza". Mi fa piacere perché non ti tatui parole che ritieni inutili.

Lei ha frasi altrui?
Ho You did your best, life did the rest di Chris Isaak e The Secret marriage di Sting sul polso. Quel che conta è sentirci un senso.