di Camilla Sernagiotto

 

Un capitolo intero di storia delle leggende metropolitane nasce proprio sui sedili delle auto.

Dal proverbio poco lusinghiero per il gentil sesso che recita “donna al volante, pericolo costante” allo spauracchio del signore di mezza età che la domenica guida con il cappello in testa, il codice stradale è un crocevia di false credenze e castronerie fatte circolare da guidatori bontemponi.

Per conoscere la strada come nemmeno Jack Kerouac avrebbe potuto dire di fare basta non perdersi nemmeno un frame dell'attesa finale di Top Gear Italia, in onda da martedì 26 aprile  alle 21.10 in prima visione esclusiva su Sky Uno.

Ma per ingannare l’attesa che ci separa da quei matti mattatori di Guido Meda, Joe Bastianich e Davide Valsecchi, ecco un bel viaggetto a tavoletta (è solo una metafora: la guida deve essere responsabile, parola di uno che di guida se ne intende: Guido Meda!) nel popolatissimo mondo delle leggende metropolitane su quattro ruote.

 

CD per fregare l’autovelox – Uno dei più diffusi specchietti per allodole dell’automobilismo è proprio questo. Usato anche come vero e proprio specchietto per allodole fuor di metafora, il CD non viene appeso soltanto agli alberi per attirare volatili con la gibigianna prodotta dal riflesso: il CD appeso è gettonatissimo anche a bordo. Quando salite in una altrui macchina e avete modo di constatare che il proprietario non usa i compact disc solo per inserirli nell’autoradio ma ne appende uno al lunotto posteriore per eludere il controllo di velocità stradale, beh, sappiate che siete appena saliti sull’automobile di un allocco. Nata come leggenda negli anni Novanta, quella del CD appeso è stata per un decennio la riprova della demenza alla quale troppo testosterone può portare. Ma ai tempi ci potevamo anche passare su, considerandola quasi una nota folkloristica. Tuttavia con l’avvento del Nuovo Millennio non si scende a patti: ai pochi che ancora conservano il CD di Hanno ucciso l’uomo ragno degli 883 appeso al vetro posteriore si dovrebbe non solo togliere la patente ma anche la terza media.

 

Cardamomo dribbla-etilometro – Ci sono poi quelli che, anziché capire che bere alcolici e mettersi poi alla guida di un’auto equivale ad avere un tic incontrollabile al pollice e all’indice e mettersi in mano una pistola carica, si scervellano per trovare escamotage di ogni genere per evitare il ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza. Tra le leggende più demenziali c’è quella secondo la quale il cugino del cugino dell’amico è stato fermato ubriaco ma ha avuto il lampo di genio di stappare una bottiglia di Gin di fronte alla polizia e scolarsela lì davanti, a motore spento, motivo per cui non è stato processato perché le forze dell’ordine non potevano sapere se l’alcool in corpo era precedente o meno quelle sorsate “legali”.

C’è anche quella per la quale correre per svariati chilometri prima di mettersi alla guida farebbe passare la sbornia (in realtà velocizza il processo di alcool nel sangue). E poi c’è un capitolo a parte dedicato a una vera e propria branca di alchimia-erboristeria per la quale consumare ingenti quantità di cardamomo o farsi infusi di una miscela di spezie piccanti eliminerebbe ogni traccia di alcool dal vostro corpo. Di sicuro tutto questo elimina ogni traccia di neurone dal vostro corpo. Non siate sciocchi, stupidi, ignoranti e ingenui. E ricordate bene che finalmente è legge il reato di omicidio stradale…

 

Donna al volante, pericolo costante – Più che pericolo, nel detto quasi millenario bisognerebbe usare la parola “ridicolo”. Già, perché nel 2016 pensare che una donna possa guidare peggio di un uomo non può che riempirvi di ridicolo.

 

Uomo con cappello – Si tratta del vero spauracchio dell’automobilista navigato: se sulla propria strada s’incontra un guidatore con il cappello in testa, è il caso di stare all’occhio. Le aggravanti sono il giorno della settimana (se è domenica siate pronti a farvi il segno della croce. E non solo perché è il giorno del Signore ma proprio perché è il giorno del signore con il cappello!) e l’età anagrafica del suddetto signore (se ha più di sessant’anni, siete davvero fregati). Sfatiamo finalmente questo mito che offende non poco i guidatori della terza età che, anzi, spesso guidano in maniera molto più responsabile di un diciottenne fresco di patente ma già totalmente dimentico degli insegnamenti del suo istruttore di guida.