Giudice in Lord of the Bikes, appassionato di moto e molto di più. Paolo Sormani è un giornalista che ha trasformato la sua passione in lavoro scrivendo di motori e lifestyle. La sua carriera inizia nel 1999 quando acquista la sua prima due ruote, al ritorno dal Tourist Trophy. Da lì le prime collaborazioni nelle redazioni delle riviste Cafe Racer, Freeway, Kustom e Riders.

 

Attualmente cura parte dei contenuti della sezione “Wheels” e si occupa di motori per il web di Icon-Panorama, oltre a collaborare con Quattroruote, Sportweek, GQ Online, Moto Heroes, Lowride, Moto Revue Classic e altre testate di settore. È direttore artistico dell'evento-gara di accelerazione "The Reunion" che si svolge ogni maggio all'Autodromo di Monza. Dopo i testi per "So Special" pubblicato da Skira nel 2014, per lo stesso editore sta scrivendo un libro sui serbatoi delle moto. L’intervista

 

 

I motori sono la sua passione ma anche il suo lavoro, come è nato tutto?
Nel 1999 sono stato al Tourist Trophy come un normale fan. Mi colpì talmente tanto che al ritorno, sfogliando Cafe Racer, mi innamorai della moto sportiva che la rivista aveva in copertina e dopo qualche telefonata decisi di comprarla. Da lì nacque anche una collaborazione con la redazione, il web era agli arbori.

 

E Lord of the Bikes?
E' un format autentico, onesto che potrebbe sorprendere anche i più esperti customizzatori. In Lord of the Bikes a differenza di altri programmi, non c’è nulla di prefabbricato. Tutto ciò che succede è vero, la verità qui fa spettacolo.

 


Due parole per descrivere il team di giudici di cui fa parte in Lord of the Bikes.
La squadra è formata dal buono, dal cattivo e dall’obiettivo. Nel ruolo del cattivo che poi in realtà non è affatto, c'è il professionista Filippo Barbacane, un po’ pignolo, sarà colui che andrà a scovare le imperfezioni e gli aspetti positivi della meccanica delle moto. Aryk è il giudice buono di poche parole ma dalle idee molto chiare.

 

Resta l’obiettivo..
È il mio ruolo. Il mio giudizio sarà complessivo. Valuterò l’insieme della moto e quindi l’armonicità delle proporzioni, la qualità meccanica, il rispetto delle regole soffermandomi poi sullo stile, in senso estetico che la moto interpreta.

 

 

Chi è il vero Lord of the Bikes?
E' un competitivo per sua natura. Colui che non concede nessuna cortesia perchè il suo obiettivo ultimo è quello di primeggiare facendoli fuori tutti. Deve saper studiare gli avversari per arrivare ad avere l'idea migliore e soprattutto deve sempre trovare la capacità di superarsi su una moto che magari non conosce.

 


Cosa consiglia a chi è al primo approccio con questo mondo?
Pensate alla moto come una tela bianca, non come un semplice mezzo di locomozione studiato e costruito per fare una cosa sola, per spostare il corpo. Negli Stati Uniti c’è un vecchio detto che dice che le quattro ruote spostano il corpo, le due ruote l’anima. La moto in questo caso sposta la creatività.

 

 

Cosa le è piaciuto di più del programma?
In Lord of the Bikes, per la prima volta, i veri protagonisti sono i concorrenti e non i giudici, come spesso accade in altri format. L’attenzione ed il tempo è su di loro e sul loro lavoro è questo è molto importante.

 

 

La prima moto nel ‘99, mentre oggi quante ne possiede?
Nel mio garage attualmente dimorano una Triumph Speed Triple 885, una Norton Commando 750 Scrambler, una Honda CB500 Four e la Vespa, che come dice la canzone, risolve i problemi.

 

 

Quanto tempo passa in moto?
Il più possibile. Sono per mia natura impaziente e abitando fuori Milano impazzisco all’idea di imbottigliarmi nel traffico. La moto è l’unico mezzo che uso qualsiasi mese dell’anno.