di Barbara Ferrara

 

In attesa che il sipario si alzi su Lord of The Bikes, in esclusiva assoluta dal 22 marzo ogni martedì alle 22, dj Ringo ci racconta come nasce la sua passione sfrenata per le moto e come si è trovato nei panni del conduttore del programma più rock del piccolo schermo. Cresciuto a pane, moto e rock and roll, guardando I Selvaggi con Marlon Brando, dj Ringo è entusiasta della forza travolgente dei protagonisti di Lord of the Bikes, dei tre giudici, Filippo Barbacane, Paolo Sormani e Aryk così come dei concorrenti in gara: “con molti di loro siamo diventati amici”.

 


Come nasce la sua passione per la moto?
Da bambino sognavo di fare o l’astronauta o il pilota. Mio padre mi portò a Monza a vedere Agostini e da quel momento ho desiderato indossare quel casco. Da grande ho iniziato a comprare le prime moto e fare le prime gare amatoriali. Non avevo più l’età per fare il pazzo ma mi alleno tuttora e mi sono sempre divertito. Mi sono rotto anche tante ossa in pista.
Ha conosciuto qualche campione durante la sua carriera di motociclista?
Ho fatto dei bei campionati e ho avuto la possibilità e il piacere di girare con grandi campioni, da Max Biagi a Ben Bostrom.
Se Lord of The Bikes fosse una canzone?
Sarebbe la colonna sonora di Easy Rider, in particolare Born to be alive. Aggiungerei Rebel Rebel di David Bowie per dedicargli un omaggio.
Come descriverebbe Lord of The Bikes?
Un occhio strafigo dentro il mondo dei customizzatori. Un occhio molto lungo che parte dalle telecamera e arriva nelle case dei telespettatori. Il programma è coinvolgente, divertente e intrigante.
Come si sente nei panni del presentatore?
Ammetto che mi sarei trovato bene anche nei panni del meccanico o del customizzatore, le moto le ho sempre vissute stando all’altra parte. Con Lord of The Bikes mi sono messo alla prova, in un ruolo nuovo, ora la parola spetta al pubblico.
Come è stato lavorare con i concorrenti?
I team sono eccezionali, persone stupende che vivono la realtà vera dell’officina, spesso siamo entrati nelle loro case, nella loro intimità, nelle loro officine. Loro hanno cucinato per noi, mi hanno fatto sentire completamente a mio agio. Senza fare torto a nessuno: sono tutti una grande squadra.
Una parola sui giudici?
Arianna è una grande artista, Paolo Sormani è un lord, Filippo Barbacane eccezionale, un grande esperto di Guzzi che mi ha dato diverse dritte.
Cosa si porta a casa di questa esperienza?
Ora che sono un po’ più vecchietto e saggio ho imparato ad apprezzare la serietà e lo spessore umano. Mi porto a casa tutti loro: ci si vede anche fuori dal programma, a cena o a una fiera, ho qualche amico in più. Quello che viviamo è un tempo vorace che ci fa ingurgitare conoscenze che poi dimentichiamo, scoprire un po’ di umanità nelle persone è un regalo. Ringrazio il programma e Sky per avermi dato questa opportunità.
Cosa consiglierebbe a chi volesse avvicinarsi al mondo dei motori?
La moto non è solo un mezzo meccanico, è dentro di te, nel cuore. Nel mio sangue scorre passione per la moto e olio castrol. Consiglio di viverla, con il massimo rispetto. Come il mare, la montagna e il paracadutismo, bisogna stare attenti perché è pericoloso: cadere a 20km all’ora può fa fare molto male. Detto questo, saliamo e partiamo. Non c’è niente di meglio di quella sensazione di libertà, è un viaggio unico.
A proposito di viaggi, ne ricorda uno in particolare?
In America, sulla Route 66 in sella a una vecchia Harley, da solo. Mi fermato nei motel scassati, mangiavo hamburger e cimici nei posti più assurdi. E’ stata un’emozione vera. Ricordo con piacere anche tutto il Marocco nel deserto.
Un buon motivo per guardare Lord of The Bikes?
Invito tutti a guardare il programma per sognare insieme a noi. E poi voglio massacrare Meda e Bastianich, una moto è sempre più speciale di un’auto.