di Fabrizio Basso

La velocità diventa intrattenimento. E alza la lancetta dell’adrenalina. Dallo studio-garage alle Dolomiti, da Gardaland al Marocco ,arriva la versione italiana di Top Gear, pluripremiato format griffato BBC vincitore della Guinness World Record come programma factual più visto al mondo: l’appuntamento è ogni martedì, dal 22 marzo, alle ore 21.10 su Sky Uno. Conducono Guido Meda, Joe Bastianich e Davide Valsecchi. Ma la vera protagonista è l’auto in una declinazione ironica, dissacrante, irriverente ma comunque magica. Cristiana Capotondi è la prima ospite di Top Gear Italia. L'attice, prima  del suo giro veloce in pista confessa che da ragazzina “aveva un motorino e aveva tolto la marmitta e montato un radiatore”, insomma donne e motori marmitte e dolori. Poi arriveranno, tra gli altri, Max Gazzè, Claudio Bisio (impegnato ogni mercoledì alle ore 21.10, sempre su Sky Uno, nel ruolo di giudice a Italia’s Got Talent), i The Jackal e Cesare Cremonini.

 

Questi nomi, insieme alla scelta dei conduttori, confermano la sfida elettrizzante di portare in Italia il più planetario dei format. Certo i motori portano più verso un pubblico maschile ma Top Gear ha buoni innesti di spettacolo ed è una sfida nel palinsesto di Sky Uno perché il martedì sarà tutto motori: dopo Top Gear Italia arriva Lord of The Bikes, una sfida tra customizzatori di motociclette. E questa primavera a tutto velocità coinvolge anche molti canali partner.

 

Joe Bastianich racconta, come protagonista di questa sfida, che "renderla un po’ italiana è stato importante. Un grande format si distingue perché sa adattarsi al posto dove si produce. Il mio lavoro resteranno sempre cibo e vino ma le macchine sono il mio sogno da bambino: la Ferrari Testarossa, la Lamborghini…il mio sogno da bambino era entrare nel mondo di e delle Supercar e ora grazie a Sky posso entrare in questo mondo”.

 

Guido Meda è collegato da Qatar mentre Davide Valsecchi dall’Australia dove iniziano rispettivamente le stagioni del Motomondiale e della Formula 1.

Meda racconta del format come un eccellente mix di intrattenimento e velocità “è stato divertente organizzarlo e anche usare quel linguaggio spontaneo, tipico di chi guida”. Ma in Qatar c’è poca fiducia intorno a lui: non gli affidano né una safety car né una moto e Bastianch lo ribattezza “demolition man”.

 

Davide Valsecchi spiega che “in Top Gear abbiamo tentato di divertirci con le auto, dalle più veloci a quelle quotidiane. Qui non importa sapere di pistoni e cilindri ma divertirsi. E difendo Meda: è un coraggioso, un cuor di leone e forse è per questo che distrugge le auto”. Non si arrende Meda e si difende ma anche la produzione lo scherza: Hai fatto un disastro di danni”. Insomma la goliardia regna: “La sorte si è accanita su di me ma la di Bastianich non ha confini - aggiunge Meda - ma ciò non toglie che la sua cultura italo-americana ne ha fatto un gran compagno d’avventura. Siamo un perfetto trio che non è andato a copiare i tre conduttori storici Jeremy Clarkson, Richard Hammond e James May: ci abbiamo messo la nostra personalità, noi siamo noi, loro…loro”.

 

Tra battute, ironia, provocazioni trionfa il divertimento. Anche se ci sono stati momenti difficili, soprattutto nelle puntate iniziali quando si conoscevano poco. Dal punto di vista tecnico per Meda il momento più duro è stato la trasferta in Marocco mentre quello più emblematico è stato quando “ci hanno dato le auto dei nostri 18 anni e ci hanno detto: fate quello che volete”.



Anche per Valsecchi il momento più duro “è stato il Sahara: ho sofferto fame e sete e i miei compagni non si sono comportati benissimo”. Meda e Bastianich ribattono che “abbandonandolo sotto le stelle del Marocco lo abbiamo avvicinato a una spiritualità”. Battute, velocità, chilometri, rischi, emozioni alla fine convergono verso un unico punto: la gioia di avere Top Gear che parla italiano.