di Fabrizio Basso

Lacrime e genio. Questa è Alida Gotta che si è fermata a un passo dal traguardo della quinta edizione di MasterCher Italia. Al fotofinish la ha spuntata la sua amica-rivale Erica, ma Alida resta quella che più ha stupito. Mai in difficoltà, sempre fredda, anche quando la pressione era forte. Il giorno dopo, quando MasterChef è diventato ufficialmente un ricordo e una esperienza, la abbiamo intervistata.

Alida come sta?
Bene. Sono soddisfatta, contenta e tranquilla, ho dormito bene.
Si dice che abbia perso per una tisana.
E' stato l'unico errore ma solo perché ho confuso le acque: fosse stata naturale sarebbe stata molto buona.
Quindi riavvolgendo il nastro non cambierebbe nulla?
Il menu degustazione che ho presentato in finale l'ho ribattezzato Equilibri e Sinestesie…i miei piatti sono concettuali in generale, io tifo per la cucina di Ferran Adrià e di Massimo Bottura del quale ho preso a simbolo una sua frase: cucino per sfamare la mente non per riempire lo stomaco. No, non cambierei nulla.
Cosa è la cucina per lei?
Ho due concetti di cucina: in uno si lavora con quattro, cinque ingredienti, nell'altro gli ingredienti si moltiplicano, si uniscono e si crea un piatto nuovo. Sono fiera del mio menu creato in un giorno. Dicono che ho copiato? Non è vero e comunque le ricette esistono per essere rifatte.
Il suo genio è indiscutibile.
Nessun piatto è stato copiato, magari non erano al top, avevano qualche difetto ma sono le mie cose. Per altro alcune cucinate per la prima volta.
Il momento che le ha dato più soddisfazione?
L'invention test nel quale mi sono ritrovata con quattro ingredienti, proprio io abituata a usarne mille: davanti a quel tonno mi è scoppiata l'ansia da prestazione.
E pure un po' di lacrime.
Lo ammetto, quel pianto è stato una sconfitta personale. Mi spaventava il confronto con la realtà, io tendo all’auto-depressione. In virtù di quell'esperienza ancora adesso quando vedo la palamita mi viene male, non la ho mai più cucinata. La sera nel residence ero devastata. Ho sognato tutta la notte l’invention: mi presentavo dai giudici con un piatto vuoto e io ero nuda, cercavo di coprirmi il corpo ma non riuscivo.
Un vero incubo.
La mattina, al risveglio, mi sono detta che è un cavolo di gioco. E sono ripartita.
Ora che farà?
Ho sempre cucinato a casa, mai ho pensato di propormi, mai mi sono posta l’idea non avendo né studiato cucina né frequentato l'istituto alberghiero. E' stata una cosa nuova il riscontro. Ho lavorato in una gioielleria, ho studiato giurisprudenza.
Le cose sono cambiate.
L'idea adesso è lavorare facendo show-cooking. Voglio far emergere l’Alida normale. Non è trapelata molto.
Le piacerebbe scrivere un libro di ricette?
Eccome ma non credo sarebbe adatto alla mamma, sarebbe ambizioso.
Il piatto di cui è più orgogliosa?
Quando mi hanno tolto tutto, comprese le proteine. Ho creato un piatto vegetariano con finocchio, arancio, mela e un broccolo. Mi sono detta: cosa farebbe Massimo Bottura? E mi è partita la fantasia.
La sua esperienza somma in un ristorante?
A oggi da Zuberoa, nei paesi baschi. Lo chef è Hilario Arbelaitz: ho scelto il menu degustazione, inserti di cucina molecolare e una cucina basca rivisitata in chiave moderna.
Davvero nessun rimorso?
Per me ho vinto, nelle mie piccole cose.