di Fabrizio Basso

Non solo la rivoluzione è arrivata. Ma anche il futuro. Quello della musica. Che non sarà mai finita finché ci saranno i Negramaro capaci di sigillare La Rivoluzione Sta Arrivando Tour con effetti tridimensionali. La loro musica scotta il cuore, poi quest'ultimo album è uno dei più speciali degli ultimi dieci anni. Loro, Giuliano Sangiorgi, Danilo Tasco, Ermanno Carlà, Emanuele Spedicato, Andrea Mariano e Andrea "Pupillo" De Rocco, celebrano in questo 2016 i loro primi quindici anni. Se è vero, come i guru della discografia insegnano, che la forza di una band si valuta dopo un decennio, qui siamo ben oltre. Sabato 5 marzo alle ore 16.15 Sky Uno propone La rivoluzione sta Arrivando, un documentario nel quale raccontano come è nato il disco omonimo. Tante ballad senza rinunciare alla modernità. Qui è la forza dei Negramaro: passeggiare nel futuro con semplicità. Perché è nelle cose semplici che sta la sfida e che è bello vincerla.

Da quando li conosco? Dieci anni. Li ho affrontati prima con diffidenza, poi con curiosità, poi con ammirazione e infine con una amicizia che, in tanti anni di scriver di musica, si è sviluppata con una manciata di musici. Tutto è nato in un pranzo a Piacenza a ridosso dell'estate 2007. Era il momento de La Finestra. Ricordò che Ermanno, che cura la grafica della band, compresi i giochi di colori e le immagini dell'ultimo onirico album, mi fece un ritratto. E come a me agli altri commensali. Ci siamo ritrovati a Ferrara per una data del tour, una serata in cui le tecnologie sembravano remare contro di loro, ma la loro musica è stata più forte. Poi c'è stato il loro debutto, da numeri 1, a Cavallino, in provincia di Lecce, a casa loro, insomma. Le Cave del Duca erano già piene a metà pomeriggio, con un sole che bruciava la pelle ma non la voglia si fare festa. C'era Lorenzo Jovanotti a saltare con loro. E poi tutti insieme a vivere la notte a Porto Cesareo, in spiaggia, tra drink e chiacchiere col desiderio che non finisse mai. E' in quella sera che ho conosciuto Antonio Boccuni, il gigante buono dei ragazzi, colui che li segue e protegge e cura e coccola ovunque. Un uomo cui non si può non volere bene.

Lì si è cementata una amicizia che anche non è fatta di frequentazioni resta solida. E ogni volta che si condivide un momento insieme non è un ritrovarsi ma un esserci. Penso a una sera a Viareggio dopo una serata del Festival dedicato a Giorgio Gaber. Penso alle festa dopo il loro primo concerto a San Siro. Penso all'estate 2014 quando ci siamo trovati al Giffoni Film Festival, nella assolata piana di Salerno, e dopo il loro concerto siamo stati a lungo nei camerini e, per dirla col maestro Francesco Guccini "tra vino e cazzate le ore tarde son arrivate". Penso al settembre 2015 quando, con Giuliano, ci siamo trovati all'Arena di Verona, nella serata dedicata ai 40 anni di Rimmel di Francesco De Gregori. Penso a una sera a Bologna, concerto dei ragazzi, e in camerino trovo Giuliano e Biagio Antonacci che si sfidano a playstation. Penso al tramonto del 2015 quando ci siamo incontrati a Firenze per il debutto de La Rivoluzione Sta Arrivando Tour (che si accinge a ripartire, tutte le informazioni sul sito di Live Nation). Penso ai giorni di Sanremo 2016, quando Deborah Iurato e Giovanni Caccamo, altro amico, erano in gara con una canzone scritta da Giuliano e ci siamo scambiati sms. Penso (e spero) che ci rivedremo presto. Penso che senza i Negramaro non solo la musica italiana, ma anche la nostra società, la nostra storia e la nostra arte sarebbero più poveri.