Complici social network, nuovi hashtag, e i programmi tv a base di cucina tra concorrenti agguerriti (come Masterchef, di cui sta ripartire la nuova stagione su Sky Uno), il linguaggio del cibo si sposta sempre più dalle cucine appannate alla bocca di chi ama soprattutto... mangiare. E a fine anno, ecco che il New York Times fa un'analisi e una proposta delle dieci parole del food più innovative, o più usate e abusate, di questo 2015. Sono inglesi, ma molte si prestano anche al nostro Paese.

Cat cafè – La moda è tutta giapponese e non è proprio una novità: sono quei locali in cui si può mangiare o prendere un caffè circondati dai felini. Che girano indisturbati per il locale. Ma dall'Asia, negli ultimi tempi i cat cafè sono sbarcati prepotentemente in Occidente: anche in Italia negli ultimi due anni hanno aperto diversi locali a tema, a Torino (come questo immortalato in uno scatto condiviso su Instagram), Milano, Bologna, Roma.

Climatarian – Una dieta alimentare che faccia attenzione a non consumare alimenti e preparazioni più di altri responsabili del cambiamento climatico. La dieta climatariana prevede di gustare prodotti a chilometro zero, biologici, di ridurre al minimo gli sprechi alimentari.

Cookie butter – Letteralmente è un "burro di biscotti": una sorta di via di mezzo tra una crema di nocciole e un burro d'arachidi: il cookie butter che fa impazzire tutto il mondo è infatti una crema a base di burro e biscotti sbriciolati e sciolti. Si spalma sul pane, sui cracker, si usa sui dolci o si gusta al cucchiaio.

Cuisinomane – Nel Canada di lingua francese è il nuovo modo per chiamare i foodie, i patiti di enogastronomia, che si cimentano ai fornelli o semplicemente non perdono una puntata di Bastianich & Co.

Foodspo – È l'evoluzione del food porn, o meglio la contrazione di "food inspiration". Viene usato soprattutto come tag su Instagram per descivere quelle pietanze delizia degli occhi e del palato.

Hangry – Una parola tutta inglese che mischia insieme "angry", arrabbiato, e "hungry", affamato. Quando si è "hangry"? Per esempio al ristorante, se il piatto ordinato tarda ad arrivare e lo stomaco grida dai crampi per la fame...

Mayo – Questo nome, abbreviazione di maionese, racconta la storia (americana) di una battaglia legale tra colossi della grande distribuzione. Mayo infatti è il nome di una famosa maionese per vegani, prodotta senza uova, ma questa scelta non è piaciuta a lobby del settore e aziende produttrici della maionese tradizionale. In tribunale si attende ora la decisione finale: può un prodotto senza uova essere chiamato maionese?

Piecaken – Quella dei mash-up tra cibi diversi è una moda ormai inarrestabile. E dopo il cronut (croissant e donut), ecco il piecaken, una sorta di super-torta composta da tre dolci diversi uniti uno sull'altro a fare da strati.

Wine o'clock, beer o'clock – È l'ora più attesa della giornata, quella in cui dopo il lavoro o lo studio, a casa o al bar, ci si concede un aperitivo a base di vino o birra. Nel 2015 Oxfordictionaries.com l'ha aggiunta ufficialmente al suo vocabolario.

Zarf – In ottone o in argento, lo "zarf" per le popolazioni ottomane era un elegante reggi-tazza usato per non bruciarsi le mani bevendo il caffè. Oggi è ritornato in auge per descrivere un pezzo di cartone che avvolge la tazza del caffè lungo usato per lo stesso motivo.