di Fabrizio Basso

La cucina più amata, invidiata e, diciamolo, anche un po' odiata d'Italia sta per riaccendere i fornelli. Torna giovedì 17 dicembre alle ore 21.10 su Sky Uno MasterChef Italia: è la quinta edizione del talent per aspiranti chef più ambito. La novità, anzi una delle novità, è che si aggiunge un giudice: ai temibili ma insostituibili Bruno Barbieri, Carlo Cracco e Joe Bastianich si aggiunge Antonino Cannavacciuolo. Carlo Cracco ha detto che con l'avvento del super chef campano, ha abdicato il titolo di cattivo...sarà vero? Per entrare nella magia di MasterChef abbiamo intervistato Mirko Ronzoni che Chef Cracco lo conosce bene avendo vinto l'ultima edizione di un altro talent culinario di Sky Uno, Hell's Kitchen.

Mirko con che spirito bisogna approcciarsi a MasterChef?
Come in ogni progetto sul quale si investe, bisogna crederci.
Ma è un gioco.
Anche da bambini, quando si gioca, c'è la voglia di vincere. In MasterChef si ripongono fiducia e anche illusioni.
Cosa fa la differenza?
Essere se stessi, non crearsi un finto personaggio.
Il carattere fa la differenza?
Bisogna non abbattersi, vedere il talent di Sky Uno come un punto di partenza. Serve moderazione, l'esposizione mediatica che arriva da Sky Uno è fortissima, spente le telecamere bisogna saperla gestire.
Lei che un talent lo ha vinto come commenta?
Non apre la strada del successo, ma fa esperienza e se non diventi presuntuoso è l'inizio di un itinerario. Io ho 25 anni e lo considero un momento importante della mia storia.
Durante il periodo di sfide nascono alleanze, ci sono agguati, franchi tiratori...come ci si difende?
Ognuno prova a costruirsi una sua confort zone. Nella vita, come a Hell's Kitchen, cerco di gestire le tensioni a livello di rapporti umani, non voglio incasinarmi la vita.
Meglio incasinarla agli altri, almeno durante il talent?
Non dico questo. Stratega lo sono seppur in modo non cattivo. Per vincere bisogna pensare a se stessi.
Hai mai pensato di mollare? O c'è stato un momento in cui ha capito che avrebbe vinto?
A metà percorso ho avuto un momento di dubbi. Mi dicevo che avevo fatto un bel pezzo di strada e poteva bastare. Ritenevo già un buon successo essere giunto a quel punto. Per fortuna poi è passato. Ma credo che capiti a tutti e MasterChef non fa differenza.
Tensione da finale?
Sei avvolto da pensieri contrastanti...faranno vincere una donna, il più giovane, il più vecchio, il più brillante...la regola è stare calmi. Fino alla fine.
Come è la sua cucina oggi?
Sono appassionato dalla commistione tra carne e pesce.
Tipo?
Anatra con fondo di cicale di mare e risotto castagne, gamberi e patanegra.
Che ricordi ha del suo giudice Chef Cracco?
Tecnicamente e professionalmente è sempre al top, è un maschio alfa. Condividiamo una bella dose di egocentrismo ma io urlo un po' meno. Siamo entrambi leader, lui in assoluto, io più visionario.
A MasterChef c'è la novità Cannavacciuolo.
Ho avuto modo di conoscerlo lo scorso anno a Pasqua quando, con alcuni amici, ho fatto tappa nel suo ristorante. Si è fermato un'ora a chiacchierare e siamo andati ben oltre la mezzanotte. Una ventata di aria fresca che porterà a nuovi equilibri. E poi io sono a favore dei giovani: Antonino non è un adolescente ma abbassa l'età media dei giudici.
Ha fatto l'estate 2015 come Executive Chef al Forte Village in Sardegna. Ora che fa?
Show cooking: fanno cassetta e ricordano alla gente chi sei. Poi penso a una scuola di cucina a Bergamo e a Milano.
Mettersi dietro ai fornelli?
Ci sto ragionando. Ho una bella idea imprenditoriale che sto sviluppando.
Tradotto?
Semplice: un ristorante mio.