La rivoluzione in cucina ha un nome, MasterChef. Il talent culinario di Sky Uno torna, per la quinta stagione, con la sua squadra di giudici, concorrenti, magie, sorrisi e lacrime. Si comincia giovedì 17 dicembre alle ore 21.10 con le audizioni e l’ultimo dell’anno conosceremo chi indosserà i venti grembiuli e guardandoli negli occhi, e nelle mani, potremo subito capire quanto è stato difficile arrivare nella cucina più innovativa d’Italia. Sono stati oltre 18mila a proporsi e di questi solo 150 hanno visto in faccia Antonino Cannavacciuolo, Joe Bastianich, Bruno Barbieri e Carlo Cracco, i temuti (e amati) giudici. Come un ristretto in una cottura, si è arrivati a venti. E ora che i fornelli si scatenino!

 

Antonino Cannavacciuolo è al debutto a MasterChef. E’ il quarto giudice. E non nasconde né gioia né emozione: “Sono sempre stato un fan del programma, sono molto emozionato e orgoglioso di esserci. Conoscevo già Carlo Cracco e Bruno Barbieri come cuochi e mi sono stati spesso di ispirazione essendo io un po’ più giovane. Sono stato accolto bene, mi hanno messo subito a mio agio. In MasterChef il fattore umano è importante, ci si affeziona ai concorrenti. Certo, come giudice…giudico, mi arrabbio e sorrido. Se il piatto è buono sono coinvolto, se fa schifo non lo mando a dire. Cerchiano persone creative, vogliamo la crescita in ogni concorrente. E’ stato naturale accettare: di solito quando si aggiunge un giudice è perché un programma zoppica, qui è il contrario, si è voluto rafforzare un programma già molto forte”.

 


Joe Bastianich, che è giudice anche nella versione a stelle e strisce, sottolinea “una produzione di altissimo livello che si distingue da altre e come il cibo può cambiare la vita. Quello americano è più spettacolare. Qui si privilegia soprattutto il cibo italiano, in America si va su scelte più internazionali. In Italia la qualità del cibo e altissima. E che succede invece a casa Bastianich, nei momenti di ordinaria quotidianità? “A casa mia non cucina nessuno, i figli non sono interessati perché odiano tutto quello che a me piace, tipo cucina e musica: dunque per ora non abbiamo nessun aspirante cuoco e mia moglie neanche apre il frigo. Per mangiare si va dalla nonna”. La pigrizia domestica è bilanciata dalla frenesia commerciale: Bastainich venerdì a New York apre La Sirena e “a Milano sono in società con Belen col ristorante Ricci”.

 

Carlo Cracco, il Clint Eastwood della cucina, faccia da duro ma cuore tenero, parla dei ragazzi in gara dice che “c’è qualcuno con cui si crea empatia, aspetto che è sempre difficile da gestire perché non puoi entrare in profondità poiché è comunque una gara. Il mio ruolo è cambiato, è arrivato Cannavacciuolo e ho ceduto lo scettro: Antonino non sarà bellissimo ma comunque è fico. Mi chiedono spesso se ci sono piatti dei miei colleghi che vorrei avere inventato: potresti fare un lungo elenco, a partire dal raviolo aperto di Marchesi che forse è quello più vicino a me. E’ il bello della nostra professione, ognuno può dare e ricevere qualcosa”.

 

Bruno Barbieri, l’Harold Acton della squadra di giudici, raffinato, arguto, elegante, ribadisce quanto sia complicato arrivare a fare il cast definitivo: “Ho visto bella gente ma anche qualche matto. Ma sanno tutti cucinare. Terminato MasterChef torno sulla scena gastronomica italiana, apro un ristorante in Italia e lo farò a Bologna, la mia città, in tarda primavera: non aggiungo altro se no mi copiano i piatti, con uno come Joe Bastianich che apre un ristorante ogni cinque minuti bisogna stare guardinghi. Non vorrei ne aprisse uno anche a Bologna. Il mio sarà di cucina bolognese ma non troppo, a ‘sto giro voglio allargarmi. Essere in quattro a giudicare non ha cambiato le dinamiche, chiaro che si è un po’ ristretto il tutto, i tempi sono diversi, ma solo chi merita va avanti”.