Manca poco. Giovedì 10 dicembre alle ore 21.10 X Factor 2015 manda in scena la sua finale. Nell'attesa di una puntata destinata a passare negli annali, con ospiti Coldplay, Skunk Anansie, Elio e Le Storie Tese e Cesare Cremonini, vi raccontiamo aspetti inediti di Skin, giudice rivelazione di XF9, attraverso un estratto del libro che le ha dedicato Tommaso Labranca e che si intitola Skin, credo in te (edito da Sperling & Kupfer, 17.90 euro).

di Tommaso Labranca

Questa volta la faccenda è più seria, tanto che Skin si impegna a parlare italiano: «Ho scelto di fare X Factor perché voglio fare qualcosa differente». La pronuncia non è affatto male, benché Elio abbia commentato: «Skin parla oggi l’italiano che gli altri parleranno tra duecento anni». Invece Skin merita il nostro plauso, soprattutto se si pensa a certi artisti anglosassoni in Italia da mezzo secolo che ancora parlano come Stanlio e Ollio. Lei invece ha iniziato da pochissimo a studiare l’italiano, anche se il feeling con il nostro Paese è nato molto prima della Lezione uno: l’alfabeto. Ammette di non aver mai imparato bene nessun’altra lingua straniera e in questo è in linea con il 99 per cento dei suoi connazionali, che non di rado ignorano l’esistenza di altri idiomi. Eppure, durante un’intervista concessa nel 1999 al quotidiano britannico The Independent, aveva detto: «Tra i miei progetti per i prossimi cinque anni ci sono il miglioramento del poco francese appreso a scuola, lo studio dello spagnolo e una completa ristrutturazione del mio orto». Evidentemente i lavori su pomodori e insalata hanno occupato tutto il tempo che aveva a disposizione. Oggi, scelta come giudice nell’edizione italiana del talent show X Factor, Skin ha ripreso in mano i libri e ammette che la nostra grammatica è troppo complessa. Difficile darle torto. Skin ha però la faccia (e la storia) di una che ha aggredito il mondo sin da piccola, cosa vuoi che sia per lei una manciata di regole e di congiuntivi? Forse pensa ancora in inglese prima di parlare e procede per calchi, così something different diventa qualcosa differente. Noi, al contrario dei londinesi che fingono di non comprendere lo straniero anche se si esprime come un lettore della BBC, apprezziamo la buona volontà e proviamo un po’ di stupore. Ascoltare Skin che parla è già raro, sentirla poi esprimersi nel nostro idioma è un’esperienza che lascia disorientati perché pare di poterla toccare con un dito. È una questione di distanze che si riducono.