Tra dischi di platino, milioni di visualizzazioni su youtube e premi internazionali, Marco Mengoni è sempre più un guerriero dell'italianità nel mondo. Non per nulla a gennaio uscirà in spagnolo il suo Parole in Circolo e si pensa a qualche data all'estero nel 2016. Intanto esce il nuovo album Le cose che non ho che è la seconda parte del progetto nato lo scorso gennaio e ribattezzato Parole in Circolo. E poi il 12 dicembre alle ore 23.40 è protagonista di uno speciale a lui dedicato su Sky Uno. Lo abbiamo intervistato.

Marco ogni volta che ci incontriamo i suoi numero sono sempre più alti.
I cerimoniali mi mettono sempre un po’ a disagio e mi creano imbarazzo.
La sua musica come va?
Arrivo da un periodo creativo molto lungo e vorrei che continuasse. In questo secondo album del progetto ci ho messo tutto quello che volevo, sono soddisfatto ma mai del tutto perché credo che la musica sia un mezzo per farmi crescere umanamente e artisticamente.
Ci sono ancora cose che non ha?
Certo. Più si va avanti con gli anni più cambiano le esigenze, sei alla ricerca di un accrescimento e un miglioramento.
Una cosa che le manca...ora?
In questa vita molto veloce spesso non riesco a fermarmi e godermi il presente, è la sola cosa che mi manca in questo momento.
Parole in Circolo è la coordinata di questo progetto e lei rimarca molto il concetto di “sono libero”: cosa è un urlo? Una dichiarazione di intenti?
Di libertà potremmo parlare per mesi. Per quanto riguarda il mio mestiere ogni mese mi sento più libero di andare nelle direzioni che voglio. Mi sento libero di esprimere le mie emozioni e trascrivere gli input collezionati negli anni. La libertà è sempre un po’ corrotta dal mondo e dai limiti che noi stessi abbiamo.
Siamo liberi?
Non lo saremo mai del tutto ma finché avrò forza la inseguirò, sia artistica che mia di essere umano e cittadino. Ma in questo momento non penso molto al futuro. C’è un bel rapporto con tutti quelli con cui lavoro, dai miei collaboratori più stretti ai ragazzi di Shipmate con cui seguo la parte grafica, Sony mi lascia libero di affrontare tante cose a modo mio. Vivo in costante sfida con me stesso, se ho dei limiti sono quelli  che vengono dal mio vissuto.
Per vederla in tour dobbiamo attendere aprile 2016. Ma i numeri sono già ottimi e Live Nation ha già raddoppiato alcune date.
Nel tour passato ho fatto solo nove concerti: è stata una scelta. Tornerò nel 2016, ad aprile: la prevendita ci fa pensare che andrà benissimo. Abbiamo già raddoppiato Milano, Roma e Verona. Sarà abbastanza simile al precedente ma con un po' di novità, lo spettacolo non sarà lo stesso. Si pensa anche a concerti all’estero.
Come è stato lavorare a Los Angeles?
Ci sono andato grazie al mio produttore Michele Canova. Là c'è una discografia molto diversa, ti senti una formica e spaesato anche se ti presenti con numeri che in Italia ti consentono di essere un artista affermato. Sono tornato con tanti dubbi che mi hanno permesso di mettermi in gioco.
Cosa in particolare?
Ho capito di più dal viaggio e dalla scrittura con altri autori i miei limiti e la mia forza. Da due anni mi sono accorto che a volte scrivendo un pezzo avevo un blocco di scrittura armonica soprattutto per il piano. Non sono un pianista ma so fare accordi che mi permettono la prima stesura. Quando vado avanti e supero la strofa iniziano i problemi perché l’armonia si deve complicare e io ci metto di più.
E che fa?
Mi faccio aiutare dalle corde vocali.
Accetta consigli?
Sono Jekyll e Hyde e mi aiuta molto Mi metto in discussione e modifico ogni cosa che faccio. Avere iniziato da anni un percorso con Michele Canova, col quale mi sono spesso scontrato, mi ha fatto prendere strade diverse, ha fatto emergere concetti che forse erano già in me ma lui ha velocizzato.
Il suo è un lavoro che si basa sugli incontri.
Ho incontrato molti artisti che ho sempre ammirato: volevo avere la loro capacità di scrivere e comporre un pezzo. Uno è Giuliano Sangiorgi che è un amico, lo conosco bene ma mai ho avuto la possibilità di collaborare con lui. Non voglio collaborazioni forzate: mi aveva mandato un pezzo che non era per me e poi un secondo solo piano e voce che ho definito la perlina mancante alla collana. E’ stato un po’ mengonizzato in studio ed ora è uno dei più importanti di questo disco.
Invece Sia?
E' una della cantautrici pop internazionali più forti in questo momento, magari c’è ne sono altre su Marte e Giove ma su questa terra no. La ammiro dai primi dischi e ho sempre spinto per una collaborazione. Tutto il team ha risposta alla chiamata e mi ha dato un pezzo così forte che temevo di non sapere gestire. Ho provato a tradurlo in italiano ma è pressoché impossibile.
Lei è molto attento ai temi sociali e ai cambiamenti sociali.
Dischi e musica sono un mezzo per accrescere il mio essere persona tutti i giorni. Sono un giovane che vive in questo pianeta, è giusto che tratti questioni che mi stanno a cuore: da Guerriero a Essere Umani fino a Io ti aspetto, mandare messaggi con le parole e gli arrangiamenti fa parte di me.
E' chiaro anche in Parole in Circolo.
E' il manifesto del progetto. Si parla di camminare al fianco di persone che lottano per i propri diritti. Sono vicino a tutti quelli che anno reso questa civiltà più giusta e pacifica, da Luther King a Gandhi. Sono contento di avere alzato gli occhi e parlare di amore. Io non saprei scrivere di altro che di amore, si vive di emozioni, siamo depressi o felici per i sentimenti. Poi ci sono anche le canzonette, non siamo sempre a parlare di cose super importanti. Comunque più cresco più divento critico verso me stesso perché vorrei sempre di più. Non sono arrivato alla perfezione, forse non esiste, ma voglio andare avanti con pezzi popolati sempre meno da incertezze.
Ha da poco vinto il Best European Act degli EMA di Mtv.
E' un riconoscimento molto importante ma dico che ne abbiamo vinti tanti e uso il plurale perché sono premi che vanno condivisi col pubblico che ho e che mi sostiene. Aggiungo che il mio percorso va avanti al di là dei premi.
C'è qualche collega che invidia?
Molto e in positivo Stromae. Ultimamente è l’unico che mi ha fatto capire di essere una formica. Mi sentivo come Sebastian ne La Sirenetta quando sono uscito dal suo concerto: incredibile che tanta semplicità sul palco possa scatenare tante emozioni. Vado a quasi tutti i concerti che passano per Milano e non solo. Recentemente ho trovato meraviglioso Benjamin Clementine, il suo disco è pazzesco: poi amo Nina Simone e lui mi ricorda quel mondo lì. Poi Selah Sue è meravigliosa.
Pronto per sbarcare all'estero?
Ci stiamo muovendo. Da un paio di anni etichette straniere ci hanno chiamato. A gennaio avremo le idee più chiare. In quel mese per altro Parole in Circolo esce in spagnolo.
Lei dal vivo è una forza della natura.
Il luogo conta fino a un certo punto, per l’importante è arrivare alle persone che mi stanno davanti, arrivare all’amore per i fan. Io cerco sempre di modificare la natura del live anche se so che a qualcuno non piace. Ma io proseguo con la filosofia del sbagliando si impara come diceva quella saggia di mia nonna.