Eccome se ne ha tirato fuori di Hits nella sua carriera. E dunque chi più di lei è titolata a battezzare Hits una antologia che racconta il suo percorso artistico e che è impreziosita da tre inediti. Giusy Ferreri sa sempre sorridere, di qualunque cosa si chiacchieri. A partire dalla svolta, che giunge nel 2008 quando si fa notare a X Factor. E' una esperienza che ricorda con affetto quella e che le ha lasciato una sorta di dipendenza: ogni volta che può guarda il talent di Sky Uno che ormai è in dirittura d'arrivo: il 3 e il 10 dicembre, sempre alle ore 21.10, arrivano semifinali e finale. La incontriamo in un ristorante milanese.

Giusy, in Hits ci sono 17 sue canzoni, le più rappresentative, e tre inediti. Soddisfatta?

E' stato difficile scegliere e mettere insieme una playlist tra i tanti brani importanti del mio percorso passato.
Si è fermata a 17. Numero per altro che alcuni guardano con sospetto...
Premesso che non sono scaramantica, dico che 17 sono comunque pochi e mi sono limitata a tre i brani inediti.
Quando è partito il progetto?
Dopo il grande successo di Roma-Bangkok con Baby K ho iniziato a sviluppare un bel resoconto di tutto quello che era successo nella mia vita artistica e dunque a pensare alla raccolta.
Da dove ha iniziato?
Dal primo incontro fortunato con Tiziano Ferro e Michele Canova che mi hanno introdotta in una dimensione pop e moderna. Poi con gli album successivi ho accontentato tante altre mie esigenze a partire da una veste cantautorale ma vestita di pop. Poi c'erano da soddisfare i miei diversi registri vocali. da tutto questo è nata una magica ondata di positività e magia cui è seguito, la scorsa estate, il desiderio di tornare all’approccio musicale delle origini e incontrare nuovi autori.
Ha messo in piedi un bel team.
Volevo proprio confrontarmi con un lavoro di squadra, ho una filosofia di apertura al lavoro di gruppo: per me era difficile scegliere e mi sono lasciata consigliare dal pensiero dei miei collaboratori e della direzione artistica della mia etichetta, la Sony.
Il singolo Volevo te è firmato da Fortunato Zampaglione.
Lo avevo già apprezzato per le sue collaborazioni con Marco Mengoni e Francesca Michielin. La sua scrittura è moderna, ha una metrica attuale ed è carica di argomenti belli e sofisticati. Dopo Roma-Bangkok volevo avvicinarmi al pubblico con una evoluzione di Novembre e Volevo te era perfetto.
In che senso?
Melanconico nel testo, semplice nella comunicazione e io posso usare un registro vocale medio alto.
C'è una bella elettronica anni Ottanta.
Sono gli arrangiamenti di Fabrizio Ferraguzzo.
C'è un grande ritorno di quel decennio. Sky Atlantic ogni mercoledì alle ore 21.10 propone la serie Deutschland 83.
Gli anni Ottanta hanno uno stile con sonorità new wave, hanno creato una storia nel mondo. Penso a Patty Smith che ha le radici nel decennio precedente ma è esplosa in quegli anni. in Italia cito, tra i tanti, Enrico Ruggeri, col quale ho voluto collaborare con grande entusiasmo e i suoi Decibel e Champagne Molotov. Hanno rappresentato la versione italiana di tutte quelle influenze post punk e new wave che arrivavano dall’Inghilterra. In Italia ricordo anche Garbo, Alberto Camerini, Alberto Fortis, Litfiba e i Krisma che hanno lasciato un grandissimo segno: la loro musica è attuale ancora oggi. Io volevo quel mondo e quello stile con una certa eleganza. In passato mi ci ero già avvicinata con brani quali Neve Porpora e L’attesa anche se con un po’ di ritrosia.
Con quale giudice di X Factor 2015 duetterebbe?
Skin, senza dubbio.
Che pensa del talent di Sky Uno?
Trovo che sia una grande opportunità, lo amo perché lo è stata anche per me, X Factor è stato l'inizio di un bel percorso e di una carriera fortunata. Li ho provato l'emozione del primo inedito.
Siamo a ridosso delle semifinali e in odore di finale: consigli?
Mantenere elevata l’apertura mentale, accettare il confronto e avere un approccio più naturale alle canzoni italiane. Per me quella è stata la svolta.
Che intende?
Si tende a instaurare un approccio più naturale al repertorio internazionale. A X Factor ho capito che ci si sarebbe stato spazio per il repertorio nazionale. Prima immaginavo la mia voce sul melodie estere e ammetto che all'inizio non ero sicura ma poi mi ha fatto conoscere, anche a me stessa, in una nuova veste.
Cosa non deve mancare ai giovani?
Il coraggio e la consapevolezza che questo percorso è una esperienza e dunque la musica non deve basarsi solo sulle conoscenze attuali: bisogna guardare pure al passato, la musica è una lezione che non avrà mai fine, sempre in evoluzione attraverso ricerca, sperimentazione e confronto. Tutto questo garantisce un approccio migliore. Ma c'è un elemento che mai deve mancare. Sa quale è?
No.
L'entusiasmo. Mai senza entusiasmo.