di Camilla Sernagiotto

C’è una leggenda metropolitana che circola da secoli, quella secondo cui bellezza e intelligenza raramente vanno a braccetto, soprattutto se a contenerle è il gentil sesso.
Lo sdegnoso binomio bella & stupida è senza dubbio ascrivibile al sesso non gentile, quello cui appartengono gli uomini la cui mentalità ha retaggi cavernicoli.
Ebbene, se questi “signori” avessero modo di incontrare Denny Méndez anche solo per cinque minuti si prenderebbero una bella mazzata, meglio ancora una clavata, tanto per rimanere nella metafora della caverna (ahinoi non platonica, in questo triste caso).
Una clavata metaforica, questa sì, perché questa signora non sfiorerebbe nessuno nemmeno con un dito. Ma con la sola forza delle parole riesce a smascherare la panzana del bella & stupida, una bugia bella e buona. Anzi: bella e cattiva.


Non ha certo bisogno di presentazioni dato che il suo nome è l’unico delle settantasei Miss Italia che tutti si ricordano. Non solo per la sua bellezza incantevole ma anche perché l’anno della sua incoronazione, quel lontano 1996, segnò un piccolo passo per una donna sulla passerella di Salsomaggiore ma un grande passo per l’Italia, che per la prima volta si vide rappresentata nel mondo da una Miss di colore.
Denny ha provato sulla sua pelle quanto sia difficile combattere i preconcetti di un Paese ancora chiuso e arretrato qual era (e spesso qual è ancora) il nostro, lo stesso Paese che però ama e di cui si sente parte integrante e ormai integrata.
Se un Papa Nero, come cantavano i Pitura Freska l’anno dopo l’incoronazione di Denny Méndez, non ci ha ancora graziati della sua presenza, lei invece è da quel lontano 1996 che ci riempie di grazia, della sua grazia.
A questa donna, da sempre schierata in prima linea per abbattere i pregiudizi legati al colore della pelle e alla discriminazione sessuale, c’è una cosa che l’Italia deve dire dal 1996: grazie.

Abbiamo incontrato Denny Méndez per farci raccontare la sua vita sulle passerelle e per chiederle cosa ne pensa di America’s Next Top Model, in prima tv assoluta ogni venerdì alle 21.10 su Sky Uno. Ecco cosa ci ha raccontato.

Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della moda?
Avevo sedici anni, vivevo in Toscana. Mi sono avvicinata alla moda per gioco e ho incominciato a sfilare su passerelle locali per guadagnare qualche soldino con cui togliermi gli sfizi di ogni adolescente. Poi arrivò il momento di rompere il ghiaccio, in tutti i sensi: ad Abetone ho sfilato quasi sottozero, all’aperto. È stata una prova fisica molto dura ma da quel momento ho capito che avrei potuto affrontare qualsiasi intemperia, fuor di metafora e non!

Com’è stato vincere il titolo di Miss Italia nel 1996? Raccontaci le emozioni che hanno accompagnato quell’incoronazione.
Certamente è stato il punto di non ritorno, qualcosa che mi ha rivoluzionato la vita, me l’ha sconvolta totalmente sia nel bene sia nel male. La partecipazione a Miss Italia mi ha permesso di proseguire nel mondo della moda e poi di lavorare al cinema ma ovviamente è stato scioccante e non scevro di critiche. Sono contenta di aver rotto un po’ gli schemi, di aver dato uno scossone all’Italia di allora in anticipo rispetto all’integrazione razziale.

Il titolo di Miss Italia ti ha aperto molte porte nel mondo dello showbusiness?
Alcune sì, altre di meno. Senza dubbio mi ha permesso di percorrere tante strade a livello professionale, non soltanto quella della passerella ma strade che mi hanno portato sul set, sul palcoscenico e sul pulpito di associazioni di beneficenza da cui cerco di dare il buon esempio e lottare per i diritti. A quel titolo devo molto anche a livello esistenziale: le tante critiche mi hanno fatto crescere, mi hanno rafforzata con una corazza che adesso è indistruttibile.

Ti senti più modella o attrice? Reputi che siano due carriere sempre compatibili?
Mi dispiace molto che queste due professioni siano sempre considerate in maniera separata e di diverso livello, sempre di serie B quello della modella e di serie A, invece, quello da attrice. In realtà anche quando si sfila bisogna recitare. Sono contenta di aver iniziato con la fase da modella perché quello step mi ha permesso di coltivare il linguaggio del corpo e di disciplinarlo. La professione della modella è un lavoro duro, checché se ne dica. Sto portando avanti entrambe le professioni anche se adesso lavoro molto più come attrice. Non perché fare la modella non mi piaccia più, anzi.

Tra le tue colleghe modelle, quali stimi di più?
Elle Macpherson. Bisogna saper invecchiare non solo fisicamente ma anche mentalmente e lei ci sta riuscendo alla grande. Ogni donna deve pensare anche alla propria mente e contrastarne le “rughe” con lo stesso zelo con cui combatte i segni del tempo sul corpo. Sarebbe bello fare un’edizione speciale di America’s Next Top Model di cinquantenni! Tornando alle modelle che più stimo, mi piace molto Liya Kebede, la top model etiope che sembra una Grace Kelly esotica, mentre tra le italiane apprezzo Mariacarla Boscono. Credo più nelle donne che resistono nel tempo rispetto a quelle che fanno una campagna di successo e poi spariscono come meteore.

E tra le colleghe attrici?
Ce ne sono tantissime. La prima che mi viene in mente è Tina Pica, la spalla di Totò la cui espressività da caratterista mi ha sempre affascinato. Amo le donne la cui vis comica emerge in maniera dirompente. Non caricature ma donne vere e veraci come Monica Vitti. Al di fuori dell’Italia, invece, apprezzo molto Julianne Moore, davvero fantastica. Un vero mito è poi Joséphine Baker.

Qual è la tua musa a livello di moda?
La Regina d’Inghilterra. Saper rimanere sempre se stessi, non cambiare, è molto difficile. Anche Grace Kelly era così. Apprezzo le donne la cui cifra stilistica è la sobrietà e nella Regina Elisabetta vedo proprio questo: sobrietà. In più la moda va vissuta, va adattata alla propria vita, al proprio carattere. Purtroppo la moda di oggi non si vive più, non la si sente davvero. È diventata una moda usa-e-getta che cambia di anno in anno, di modello in modello. La moda è diventata come la tecnologia: esattamente come succede con l’iPhone, anche gli abiti hanno una data di scadenza, vanno cambiati ogni anno con i modelli nuovi.

Le passerelle hanno più pro o più contro in base alla tua esperienza?
La moda, si sa, è un mondo pericoloso e pieno di tentazioni. Devo dire che io sono stata fortunata e ho sempre avuto belle esperienze e ottimi riscontri. Sono sempre stata scelta per aprire e chiudere le sfilate, quindi non potevo certo lamentarmi. Però la bellezza non è eterna, in più puoi essere bella quanto vuoi ma se poi ti viene l’alluce valgo a furia di sfilare devi fare i conti anche con quello. L’alluce valgo è proprio una nostra deformazione professionale! Per fortuna a me non è venuto ma ci è mancato poco.

Cosa ti colpisce di più del mondo della moda?
La rapidità dei cambiamenti. La moda è veloce, è un uragano. Ti puoi lasciare trasportare ma a volte ne devi uscire perché rischia di travolgerti. Per quanto riguarda le fasi creative della moda, mi colpisce molto quella iniziale. Assieme a un mio amico designer ho seguito la produzione di alcune scarpe e mi meravigliavo della creatività che non si spegne mai, ventiquattr’ore su ventiquattro, soprattutto nella primissima fase.

Che consigli daresti a chi volesse intraprendere oggi la carriera da modella?
Avere le idee chiare, essere sicura di quale tipo di modella si vuole diventare. Un Angelo di Victoria’s Secret? Un’indossatrice da passerella? Selezionate bene la strada da percorrere in base alle vostre aspettative ma anche alla vostra natura, al vostro carattere. E fatevi accompagnare in questo percorso tortuoso, in salita e pieno di ostacoli da una persona fidata che vi sappia dare buoni consigli e sostenere a ogni caduta. Purtroppo la modella ha una "vita breve" e questo lavoro ti fa diventare adulta forzatamente, prima del tempo. È importante avere anche una famiglia forte alle spalle che vi sostiene. Ma, soprattutto, pensate a un piano B. A volte addirittura a un piano C! Sulla passerella, come del resto nella vita, bisogna sapere reinventarsi. Spesso le modelle diventano poi attrici o business women.

Come attrice, sei stata diretta da mostri sacri della settima arte come Steven Soderbergh (per il quale ha recitato nel film Ocean's Twelve del 2004, ndr). Credi che a volte sul set e sul palcoscenico teatrale la bellezza fisica sia svantaggiosa per una donna? A te non è capitato ma a tante tue colleghe purtroppo sì.
È la donna stessa che deve rompere questo stereotipo. Cambiando modo di proporsi, mostrando professionalità, serietà e bravura. Sta alla donna rompere la barriera nonostante le difficoltà. Ho sempre cercato di abbattere ogni ostacolo. Oltre alla discriminazione razziale e sessuale, sono vittima di un’altra discriminazione certamente meno grave ma comunque intralciante nella mia professione: l’altezza. Sono alta un metro e settantanove e negli Stati Uniti, dove gli attori maschi sono tutti abbastanza bassi, la mia statura è un ostacolo alla mia carriera da attrice perché nello star system sono le donne che devono adattarsi agli uomini, essere alla pari degli uomini. Eppure ho imparato a usare la mia altezza a mio favore, stimolando sceneggiatori e autori a scrivere soggetti adatti alla mia fisicità.

Parlaci dei tuoi progetti futuri.
Ho appena finito il video di Andrea Bocelli Nelle Tue Mani (Now We Are Free) assieme a John Travolta ed è stata un’esperienza emozionante. A fine novembre uscirà un thriller-horror intitolato Bite, diretto da Alberto Sciamma, in cui interpreto una donna lesbica pronta a tutto pur di salvare la sua compagna. Sto lavorando poi come protagonista della telenovela Isla Bonita in cui recito in spagnolo. Il fatto di sapere bene italiano, inglese e spagnolo mi aiuta molto in questo lavoro perché mi permette di lavorare in più mercati, nazionali e internazionali.

Sta andando in onda America’s Next Top Model 20, il fortunato programma televisivo prodotto dalla top model Tyra Banks. Lo segui? Cosa ne pensi?
Lo seguo eccome! E mi piace. Stimo molto Tyra Banks e mi piacerebbe che in Italia ci fossero più programmi condotti e ideati da donne del suo calibro. Programmi al femminile intelligenti. Mi viene in mente Victor Victoria. America’s Next Top Model mi piace molto da spettatrice per la varietà delle modelle che scelgono. Un anno ha vinto una modella Curvy, il che è stato dirompente. Apprezzo anche il fatto che il programma faccia vedere che faticaccia è fare la modella. Mi piacerebbe vedere le concorrenti alle prese con i fornelli, vederle in cucina a cucinare e a mangiare. A tutti viene da fare sempre la fatidica domanda a una modella: “Ma tu cosa mangi?”. Sarebbe bello far vedere cosa e come mangiano.

A questo punto la domanda è d’obbligo: tu cosa mangi?
Io mangio sano, ecco qual è la mia dieta. Mangio cose naturali, sane, fresche e me le godo: in un mondo in cui si corre dappertutto, al lavoro, al cinema, in palestra, e spesso si mangia al volo uno snack in piedi è invece secondo me fondamentale concedersi un po’ di calma mentre si mangia. Poi, però, vi confesso che una volta al mese mi concedo un Black Day in cui mangio di tutto, anche cose assolutamente proibite nella dieta di una modella…

In questa edizione di America’s Next Top Model per la prima volta sono ammessi anche concorrenti maschi. Durante la tua carriera hai riscontrato differenze professionali tra modelle e modelli? A livello di trattamento economico, richieste professionali, fama, visibilità…
In effetti le passerelle sono l’unico campo dove fino ad ora la disparità dei sessi ha avvantaggiato le donne. Da donna, mi dispiace riscontrare che questa superiorità al femminile sia soltanto nel mondo della moda, nel mondo circoscritto della bellezza. L’idea di inserire tra i concorrenti di America’s Next Top Model anche gli uomini mi piace molto, è un modo per sfatare il falso mito del macho. Finalmente possiamo vedere su schermo quante sfaccettature ha l’uomo e come se la gioca nella sfida con la donna, una sfida in cui per la prima volta lui parte svantaggiato. È interessante seguire questa competizione tra uomo e donna e vedere come sono diversi in tante cose, prima tra tutti la socialità: mentre le donne fanno gruppo, gli uomini non fanno quasi mai comunella, sono sempre solitari.

Che sia forse questa l'arma segreta che possiedono le donne, quella di sapere aiutarsi, collaborare? Di sicuro Denny Méndez di armi segrete ne ha parecchie. Armi di seduzione di massa.