Trent'anni colorati. Li hanno festeggiati insieme Mika e Swatch. La musica e il tempo. E un amore a prima vista. Che nel 2013 è nato in un incrocio di sguardi, poi è germogliato ed è diventato frutto. Anzi tre frutti perché Mika, per il marchio svizzero ha già ideato due orologi e un terzo è in arrivo. Registra dell'operazione, filantropo, curioso, estroso, passionale, loggionista ultrà è Carlo Giordanetti, direttore creativo del brand svizzero.

Quando le strade di Swatch e sua si sono incrociate con quella di Mika?
Il primo incontro è avvenuto nel 2013 e la collaborazione è nata su tre assi diverse.
Speciale per entrambi, il 2013.
In quell’anno rilanciavamo lo Scuba e la campagna pubblicitaria mostrava una città sottomarina: come colonna sonora la Underwater di Mika era perfetta.
Poi?
E’ venuto fuori che Mika compiva 30 anni nello stesso anno del compleanno di Swatch. E noi sapevamo che gli era sempre piaciuto.
C’è un motivo?
E’ personale ma ne ha parlato lui stesso più volte: da bambino gli hanno riscontrato una forma di dislessia e i genitori gli regalavano orologi colorati sperando che qualcosa succedesse. Quei momenti gli hanno lasciato addosso l’idea di colore.
Cosa le piace di Mika?
Ha leggerezza e peso nei testi delle canzoni. E’ colorato come personaggio. Fa tutto con misura. E’ energico ed elegante. Tutti elementi nei quali si riconosce anche Swatch.
Ha accettato subito la collaborazione?
Ha detto sì immediatamente, quasi stupito di non averci ancora pensato.
Due Swatch creati e un terzo in arrivo. Ci racconta i primi due?
Volentieri. Lui aveva presenziato con noi all’apertura della Biennale di Venezia come amico e poi il 5 novembre 2013 ha lanciato l’orologio.
Cosa rappresenta?
Racconta la storia di Mumu, un superstite del futuro in una jungla che si è distrutta, tra maya e maschere. A completare la presentazione alla stampa, c’erano tre maschere gigantesche, fatte realizzare da uno scultore di Londra, più un tocco di alta moda parigina firmata Lesage. Ora una è a Zurigo e le altre due le ha Mika. Poi abbiamo fatto qualche altro passo insieme nel 2014 con concerti privati a Parigi e Milano.
E’ in arrivo il terzo orologio.

Nel 2016 usciremo con un nuovo Swatch, sempre pieno di colore. Più raffinato. Inoltre affiancheremo Mika in una serie di concerti.
Stavolta cosa raffigura?
Una nuova puntata nella storia di Mumu.
Qualcosa in più?
Le dico solo che si nobilita.
Altri musicisti con i quali avete lavorato?
Philip Glass ,sofisticato e intellettuale, Jean Michel Jarre, Phil Collins, Midge Ure, Moby, Candy Dulfer, una grande sassofonista.
Come li identifica?
La prima scelta è di pancia. Poi c’è quella estetica: uno Swatch è 22 centimetri di lunghezza per 1,5 di larghezza: non tutti possono metterci una storia. Poi c’è l’affinità con Swatch che è un marchio con una sua specificità: se l’alchimia funziona, si entra in una collezione d’arte unica al mondo.
Altri artisti in arrivo?
Joana Vasconcelos. Lo ha da poco presentato a Lisbona. Ne arriveranno altri.
Ricorda il primo incontro con Mika?
A Parigi in un angolo di un tavolo mentre si preparava per uno shooting fotografico. Lui è molto capace di concentrarsi in ogni contesto. E’ molto light. Io all’inizio avevo una soggezione che poi si è trasformata in modo piacevole.
Lei che musica ascolta?
Mi definisco scaligero, sono stato un ultrà loggionista, sanguigno e appassionato.