di Fabrizio Basso

Torna a cantare in napoletano Gigi D'Alessio. E quello che è un linguaggio lo porta in giro per il mondo. Si intitola Malaterra il nuovo lavoro del talentuoso artista napoletano ed è anche il manifesto di una regione, la Campania, che è stanca di una reputazione poco chiara e vuole rilanciarsi col sorriso. Intervisto Gigi D'Alessio che parla non solo di musica, napoletano e Malaterra, ma anche di X Factor, che incontriamo ogni giovedì alle ore 21.10 su Sky Uno.

D'Alessio lei è sempre attento a quel che accade tra i giovani.
Sono un capitale che va aiutato e valorizzato.
Molti inseguono il sogno di diventare come lei attraverso X Factor.
A me piacciono e trovo molto utili i talent in generale. Ho avuto modo di guardare X Factor con i miei figli. Sono spesso in giro per il mondo, oppure passo molto tempo chiuso in studio di registrazione. Ma quando sono in famiglia lo seguo volentieri.
Le piace il talent di Sky Uno?
Ben vengano vetrine così importanti per i giovani! E' una scuola, un modo per imparare, per migliorare e farsi le ossa per affrontare un mondo non facile come quello della musica.
C'è chi, grazie anche a X Factor, ce l'ha fatta.
Dai talent sono usciti artisti che oggi scalano le classifiche, da Marco Mengoni a Lorenzo Fragola.
Ed eccoci a Malaterra.
Un’emozione forte, come se fosse il mio album d’esordio! E’ un viaggio attraverso la musica napoletana ma anche una riscoperta della cultura e dei valori positivi campani. Voglio che il mondo li conosca, che non si soffermi soltanto agli aspetti negativi e agli stereotipi della mia terra. L’intento è di promuovere la parte bella di Napoli.
Un progetto che va oltre la musica.
Malaterra è anche un docufilm in cui racconto la Terra dei Fuochi attraverso alcune storie e interviste a uomini e donne divisi tra dolore e speranza.
Li ha conosciuti?
Certo. Ho incontrato agricoltori, madri di bambini malati di tumore, medici, sacerdoti, volontari, imprenditori. Lo porterò in giro per il mondo per mostrare che dalla Campania nascono prodotti sicuri e unici al mondo.
Il suo tour mondiale è uno splendido biglietto da visita.
Sì, partiamo il 14 ottobre da Lugano. Toccheremo prima città europee come Marsiglia, Londra, Francoforte, Mosca, Barcellona. A gennaio andremo in Cina, Giappone e Australia. Poi in Sud America per tornare in Italia nei palazzetti e nei teatri.
Stadi?
Il 21 giugno al San Paolo di Napoli. Il mio sogno sarebbe San Siro. Ci stiamo ragionando.
Altri sogni?
Cantare con i latini, con gli artisti del sud del mondo, come Iglesias e Ricky Martin. In Italia con Jovanotti e Vasco. Però non mi propongo perché mi sento ancora troppo piccolo.
Come nascono le canzoni di Malaterra?
Interpreto alcuni classici napoletani, da O Sarracino a Torna a Surriento, per riproporli in chiave diversa, moderna. Poi ci sono cinque inediti che ho scritto e musicato traendo ispirazione proprio dai capolavori del passato.
Ci sono pure ospiti importanti.
Michael Thompson è il miglior chitarrista al mondo, lo volevo fortemente in O’Sarracino. Gli ho lasciato carta bianca, un musicista come lui non lo puoi comprare! Con Gianni Morandi canto Na sera ‘e maggio, con Chris Botti, trombettista di Frank Sinatra e Sting, con Paul Simon che ha reso speciale Indifferentemente. E poi ci sono i nostri Dear Jack, Bianca Atzei e Briga.
Malaterra è un progetto ampio...
Voglio parlare a diverse generazioni, far conoscere le canzoni più vecchie ai giovani, anche attraverso alcuni degli artisti che amano. La musica non ha barriere, deve essere un esperimento. La musica è come una donna nuda da vestire. Le metti una t-shirt e un jeans ed è rock. Le fai indossare un tailleur e risulta chic.
Il disco in una frase?
Togliamo i pregiudizi, cerchiamo di andare oltre e di parlare più linguaggi.