di Fabrizio Basso

Mika non ha (più) paura. E lo dice in questa intervista che ho fatto nel ventre del Forum di Assago, poco prima del suo concerto milanese. Cui seguiranno quelli a Roma, il 29 settembre, e a Firenze, il 30. Che precedono quello del 24 ottobre a Como, che verrà registrato dalle telecamere di Sky e proposto su Sky Uno tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre. Intanto tutti i giovedì alle ore 21.10 è su Sky Uno come giudice di X Factor per la terza volta. Ma la vera sorpresa è un duetto con Franco Battiato.

Mika davvero duetta col maestro?

Non dovrei dirlo, non vogliono che lo dica ma...sì, stiamo lavorando a un brano insieme.
In che lingua?
Inglese.
Come se la cava Battiato?
Non si preoccupi, il suo inglese è meglio del mio italiano.
Parliamo dei tre concerti.
Sono old style.
Che intende?
Senza schermi, senza led, come una volta.
Ci racconti.
Avevo già una scenografia pronta poi ho deciso di ricominciare da poco. Tempo fa, a un concerto, una ragazza appiccicata alla transenna mi allungò una chiavetta usb che conteneva immagini di quello che faceva lei col suo gruppo di lavoro.
Quando si dice il caso...
E' proprio vero. Pensi che quella chiavetta andò smarrita e io lancia un tweet per ritrovare la persona: in un'ora avevo il contatto, li chiamammo e così è iniziata la collaborazione.
Chi sono?
Una parte delle scenografie è affidata a un società di design di Anversa che si chiama Job. Invece questi ragazzi ritrovati grazie ai social sono una compagnia che costruisce carri per spettacoli di strada. Si chiama L’Oca Giuliva e sono di San Giovanni in Persiceto in provincia di Bologna.
Cosa l'ha convinta?
Ho visto che nella semplicità c’è energia, non stiamo guardando un film, siamo a un concerto e tutto deve essere costruito con ingredienti umani.
Raccontata così sembra semplice...
A parole ma per lo show servono cinque camion e le assicuro che costa un sacco.
Il palco è un caleidoscopio di colori.
Voglio colori, intensi, saturati, quasi sinistri, un mix di gioia naif. In origine volevo costruire una fabbrica illuminata poi ho pensato ai luoghi dove avrei tenuto i concerti e già sono fabbriche di loro: perché avrei dovuto ricostruirli?
Certo che senza schermi è curioso.
Non siamo al cinema e qui gli schermi sono molto pericolosi: dobbiamo essere su un’onda collettiva che culla pubblico, cantante e musicisti, gli schermi secondo me sono frenanti e noi dobbiamo navigare nell’euforia. Allora sono più influenzato dal teatro, dal suo impatto emozionale. Penso a Wagner e al suo sogno che si chiamava Bayreuth, il sono di teatro totale: se non si può realizzare, facciamo quello che possiamo e impegnamoci affinché la musica faccia la differenza.
Pubblicherà il repackaging di No place in heaven.
E' un album trasparente e credibile. Sarà arricchito da quattro inediti tra cui Beatiful disaster in doppia versione, da solo e con Fedez, e da un secondo disco col concerto sinfonico che ho tenuto a Montreal lo scorso 12 febbraio.
E che replicherà il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como per le telecamere di Sky.
Sarà una data unica. Alle mie spalle l'orchestra sinfonica Affinis Consort diretta dal maestro Simon Leclerc: 81 professionisti internazionali, 65 strumentisti e 16 coristi.
Insomma arte e televisione possono coesistere.
Certo. Io posso portare il mio show in tutto il mondo, non ho un mercato principale ma tante bolle. Devo cogliere le opportunità e, a questo punto della mia carriera, ho una testa abbastanza testarda per sopravvivere alle pressioni.
E' alla sua terza esperienza a X Factor.
Ne ho capito la potenza e non so che succederà l’anno prossimo, ma le assicuro che non temo di accettare progetti che prima respingevo.
Cosa vorrebbe fare?
Negli anni ‘80 c’erano in televisione programmi belli di musica, ora non se ne vedono più e mi piacerebbe proporre un documentario sulla world music nel mondo.