di Emanuela Vignudelli

 

Così accade che il timore del pericolo atterrisce diecimila volte più del pericolo stesso quando lo abbiamo dinanzi agli occhi, e che troviamo il peso dell'angoscia più grave del male stesso su cui ci angosciamo”.

 

Parole di Robinson Crusoe, il sopravvissuto per eccellenza, colui che ha brevettato il manuale di sopravvivenza del naufrago. Scritto da Daniel Defoe e pubblicato nel 1791, il romanzo Le avventure di Robinson Crusoe ha inaugurato le narrazioni a tema “naufrago”, diventato poi molto popolare. La ricetta di base solitamente è la seguente: il viaggio in nave (sostituito dall’aereo in epoca contemporanea) va male, si sopravvive ritrovandosi su un’isola disabitata in mezzo all’oceano e da qui inizia la lotta alla sopravvivenza. Da sempre l’uomo è affascinato dall’ignoto e soprattutto dal tentativo di superare i propri limiti. E, perciò, la domanda viene spontanea: se noi ci trovassimo nella stessa situazione, come ce la caveremmo?

 

Difficile a dirsi di questi tempi moderni, circondati da ogni tipo di agio e comodità, ma ci hanno pensato i vari media a immaginarsi diverse situazioni di naufraghi, dalla letteratura al cinema e alla televisione, tra cui il programma in anteprima su Sky Uno The Island con Bear Grylls, in onda ogni martedì alle 21.10.

 

Partiamo dal grande classico prima citato, Robinson Crusoe, protagonista del romanzo capostipite del genere avventuroso. Robinson naufraga su un’isola sconosciuta a largo del Venezuela e qui vi rimane per ben ventotto anni, dodici dei quali in completa solitudine. Fino a quando non incontra un selvaggio, il fedele Venerdì, che salva da un barbaro rito: infatti, Robinson scopre che l'isola è popolata da selvaggi dediti a cerimonie di sacrifici umani e atti di cannibalismo. Dal libro sono state tratte varie trasposizioni cinematografiche, tra cui una diretta da Luis Buñuel nel 1952, una parodia italiana di Sergio Corbucci con Paolo Villaggio nel 1976 e il più recente Robinson Crusoe del 1997, girato da Rod Hardy e George Miller con protagonista l’ex 007, Pierce Brosnan (nella foto in basso).

 

Una curiosità sul romanzo: Defoe prese ispirazione da un fatto veramente accaduto al marinaio scozzese Alexander Selkirk, che aveva trascorso quattro anni e quattro mesi in solitudine su una delle Isole Juan Fernández.
 

Sull’onda di Robison Crusoe, troviamo anche il romanzo The Swiss Family Robinson scritto da Johann David Wyss nel 1812. Il libro racconta le vicende di una famiglia di naufraghi, i Robinson, di origine svizzera, che sbarcano su un’isola tropicale delle Indie orientali, nella rotta per l’Australia. Forse è molto più celebre (soprattutto per le generazioni degli anni Ottanta e Novanta) la serie animata tratta dal romanzo, intitolato Flo, la piccola Robinson (nella foto sotto), diretto da Yoshio Kuroda, in cui la protagonista era proprio la bambina dei Robinson, la dolce e spensierata Flo.

 

Una rivisitazione moderna del mito del naufrago è quella descritta nell’agghiacciante romanzo Il signore delle mosche, scritto da William Golding e pubblicato nel 1952. Protagonisti sono un gruppo di bambini che, precipitati in mare da un aereo, trovano come unica salvezza un’isola disabitata. Qui tentano di governarsi e auto-organizzarsi per sopravvivere senza l’aiuto di una figura adulta, ma la situazione degenera e quello che sembrava essere un gioco diventa un incubo. Il romanzo ha avuto due trasposizioni cinematografiche: una diretta da Peter Brook nel 1963, e una da Harry Hook nel 1990.
 

Al cinema, molti i film che hanno affrontato questa tematica con diverse aggiunte e attualizzazioni. Al tema della sopravvivenza si è aggiunta una vena romantica e da un naufrago si è passati a due: nell’italiano Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wermuller del 1976, la ricca borghese (Mariangela Melato) si ritrova sola con il rozzo marinaio (Giancarlo Giannini) in un angolo di paradiso che per loro diventa un inferno a causa del forte odio e dell’incomprensione reciproca tra i due. Tuttavia la passione non tarda ad arrivare in modo dirompente, portando nuovi (dis)equilibri nella coppia. Nel 2002 è stato realizzaro un remake, Travolti dal destino, diretto da Guy Ritchie e con protagonisti Madonna e Adriano Giannini.

 

Sempre in ambito romantico, si colloca la pellicola d’amore giovanile Laguna blu, di Randal Kleiser del 1980 e tratto dal romanzo La laguna azzurra dello scrittore del primo-novecento Henry De Vere Stacpoole. La storia è ambientata nel tardo Ottocento e vede protagonisti due bambini che naufragano su un’isola deserta nell’Oceano Pacifico. Da soli affrontano le insidie e i pericoli che la natura mette loro davanti fino a quando non diventano adolescenti (interpretati da Brooke Shield e Christopher Atkins, nella foto sotto) e alle preoccupazioni quotidiane si aggiungono i primi sentimenti d’amore. 

 

Non poteva mancare una lettura in chiave comica: il film italiano Selvaggi (1995), diretto da Carlo Vanzina, mostra in modo divertente e surreale cosa succederebbe se un gruppo di italiani finirebbe su un’isola deserta. Ai problemi di sopravvivenza si aggiungono i caratteri contrastanti dei vari personaggi che faticano ad andare d’accordo tra loro (ognuno incarna un tipo di italianità diversa, dal milanese borghese al romano comunista). Ma alla fine il gruppetto riesce a ricreare una sorta di routine sull’isola, anche grazie alle nozioni del personaggio interpretato da Leo Gullotta, pignolo professore di geografia convinto che l'unico modo di sopravvivere sull'isola sia quello di imitare le gesta di Robinson Crusoe.

 

La rilettura cinematografica più recente è il film di Robert Zemeckis Cast Away (2000), con protagonista un Tom Hanks plasmato fisicamente per interpretare il ruolo del naufrago (l’attore ha perso venti chili per entrare nel ruolo). La formula è sempre la stessa: il protagonista, Chuck Noland, naufraga su un’isola deserta e qui, in totale solitudine per quattro anni, impara a sopravvivere arrangiandosi come può, bevendo il succo delle noci di cocco, mangiando granchi e imparando ad accendere il fuoco. Per non impazzire si crea un compagno con cui confidarsi: il pallone da basket che marchia con la sua mano insanguinata e nomina Wilson, diventato un simbolo della pellicola.

 

Passando al piccolo schermo, una serie ha rivoluzionato il concetto classico del naufragio contaminando il genere avventuroso con il thriller e il metafisico: Lost (2004-2010) di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber, ispirata proprio a Cast Away, racconta di un gruppo di naufraghi approdati su un’isola, dopo che il loro aereo si è schiantato in mare. L'isola nasconde aspetti paranormali e misteri che piano piano si svelano, rivelando sconvolgenti verità. La serie è diventata un cult della televisione, acclamata da pubblico e critica, e ormai parte integrante della cultura popolare (il cast nella foto sotto).