di Fabrizio Basso
(inviato a Verona)

 

Fiorella Mannoia chiude in una trionfale notte all’Arena di Verona, ricca di ospiti (tra gli altri Negrita, Enrico Ruggeri, Frankie HiNRG, Noemi, Niccolò Fabi e Loredana Berté) il tour che racconta la sua storia artistica e celebra i suoi 60 anni. L'ho intervista poco prima che salisse sul palco.

 

Fiorella, con lei sul palco tanti ospiti giovani, tra cui Noemi che viene da X Factor.
Molti giovani perché ho cantato anche con loro nella mia carriera, la mia porta è sempre aperta a chi mi volesse chiedere una collaborazione.
Come sarebbe la sua vita senza musica?
Non lo so, canto da sempre, non ricordo quando ho iniziato, forse avevo sei anni.
L’Arena è sempre speciale.
Dona tante emozioni e molto forti qui ti stanno addosso, camminare in questi corridoi pieni di storia è magico, l’Italia offre scenari meravigliosi, è un paese meraviglioso.
La soddisfazione più bella?
Fare il mio lavoro con l’affetto della gente, avere collaborato con i più grandi della musica italiana e non solo.
Il concerto ha anche una finalità benefica.
Raccogliamo fondi per la ricerca contro il cancro, l’Airc compie 50 anni, festeggiamo anche questo anniversario.
Il prossimo impegno?
La produzione del disco di Loredana Bertè che mi vede in una veste nuova, con una nuova responsabilità.
Riparte X Factor su Sky Uno.
Si passa dai talent oggi, mi spiace molto quando i giovani vengono screditati: invece vanno incoraggiati perché devono fare il loro percorso. Noemi ne è esempio.
Lei è stata spesso definita algida e invece sul palco è tutta cuore e anima.
Dicevano che ero a un distante glaciale dal pubblico, che ero la musa dei cantautori, che ero troppo seria.
Poi cosa è successo?
Un giorno decisi che ne avevo abbastanza di quelle definizioni e mi presentai, a Firenze, scalza e sportiva.
Il pubblico come reagì?
Si apri il sipario e ci fu silenzio e stupore, si davano di gomito, pensavano fosse meglio che restassi come una suora laica. Ho fatto tre canzoni in sequenza di Paolo Conte, alla fine ci fu un boato e da allora sul palco sono me stessa.
In viaggio è una canzone che andrebbe portata nelle scuole e l'ha scritta lei.
Ho fatto l’interprete per quasi tutta la mia vita fino a tre anni fa poi ho letto il libro “Terroni” di Pino Aprile e mi sono messa a scrivere.
Cosa è cambiato?
Quel libro mi ha frastornato, la storia dell’unità d’Italia non è quella che ti dicono a scuola, il nostro Sud era ricco e opulento come pochi altri paesi in Europa. Aggiungo che il continente africano è il più depredato della storia dell’umanità e lì è andato il mio pensiero. Ho chiesto la collaborazione di tanti musicisti visto che era dedicato al Sud del mondo.
Risultato?
Ora non guardo il mondo più con la superficialità di prima: discutiamo pure su apertura e chiusura delle frontiere ma non perdiamo compassione e pietà.
In viaggio come nasce?
Mi domandavo quanto tempo dopo le madri sapevano che le figlie erano arrivate a destinazione o chi le avvisava se non arrivavano. Ho scritto tutte le raccomandazioni che avrei dato a una figlia se ne avessi avuto una. Ogni donna è madre anche se non ha figli.
Una variazione dell’affetto che trasmette ai giovani artisti.
Proprio perché sono giovani e bravi bisogna sostenerli.
Vorrebbe tante Noemi…
Non ci eravamo mai viste prima, non ci siamo più separate da L’amore si odia e siamo diventate amiche.