di Fabrizio Basso

E' quasi passato un anno da quando Marco Cappai da Carbonia, in arte Madh, ha preso posizione sul secondo gradino del podio di X Factor. Ora esce il suo primo disco, Madhitation, e mentre lo ascoltiamo c'è chi, dopo le audizioni per X Factor 2015, ride e piange, c'è chi si prepara ai bootcamp sognando l'home visit. Abbiamo incontrato Madh per rivivere con lui quest'anno strepitoso.

Madh che ricordo hai della prima audizione?
Mi sono presentato per gioco, ero un po' titubante sui talent, ma fin dalla prima audizione la mia opinione è cambiata completamente.
Insomma tutto molto naturale e vero all’interno del programma...
Mai imposto nulla, le nostre personalità erano libere di esprimersi.
Nel tuo caso è stato doppiamente importante.
Avendo passione per un mondo più internazionale ed estraneo, per la sua natura, a X Factor temevo di essere snaturato. Invece mi sono sentito valorizzato.
I momenti più duri?
Le audizioni sono state il momento più duro. Poi il bootcamp e l'home visit.
Insomma tutti.
Sì, perché ogni traguardo tagliato vuoi giungere a quello dopo e la pressione è costante. Il processo è lungo.
Dopo che succede?
Lo sbalzo post programma è stata molto di impatto, non sei coccolato come all’interno. Anche dal pubblico c’è una protezione, fuori non ne hai. Infatti la prima settimana è stata molto intensa.
Consigli?
Di non pensare di essere in un programma televisivo, sul palco devi cantare come non ci fosse nessuno, la pressione dei giudici e dell'arena non ti fa esprimere.
Un altro?
Devi essere estroverso, ai giudici piace.
La musica che hai proposto in gara era molto borderline.
Quello che io faccio può essere una novità in Italia ma non nel panorama internazionale, contaminare mi garantisce quell’originalità in più.
Le contaminazioni sono una tua caratteristica.
Non ho seguito mai un unico genere. Stavolta non è solo musicale ma pure mentale perché la visione della vita incide. Mi piace mischiare tante cose per crearne una.
Come lavori?
Non penso per genere ma in base allo stato d’animo.
Nei testi c'è poco amore e tanta meditazione.
Mi piace scrivere in modo astratto, ho un modo di scrivere metaforico, ad esempio l'incipit di Madhitation descrive la mia mente come un prato.
Che significa?
Ci puoi mettere tutto quel che vuoi ma anche niente.
Fedez è supervisore artistico del disco.
Ha sentito tutto, è molto contento, gli piace il mood. Siamo distinti e distanti. Lui fa il suo genere ma è molto versatile. Mi ha lasciato libero, i consigli ci sono stati e li apprezzo. Mi ha sempre spinto a scrivere come mi sento, bisogna puntare a farlo piacere alla gente ma non essere costretti a farsi piacere per forza.
Da dove arrivano i brani?
Alcuni scritti prima di X Factor, come Triangle e Boomerang, poi ne ho preso qualcuno da un album fantasma, quelli che più mi rappresentavano.
Ora che desiderio hai?
Vorrei fare un album internazionale.
Ma hai detto che l'Italia non è pronta.
Sta cambiando la mentalità, i giovani hanno voglia di cose nuove. Essere io ad avere affrontato questo percorso differente mette pressione ma dà soddisfazione.
Che farai nell'estate 2015?
Parto con gli instore. Poi ho date ad agosto e punto a un club tour invernale.
Viene da una famiglia di musicisti.
Mio padre suona la chitarra e canta, mia sorella canta, mio fratello produce musica in digitale e disegna e mia madre ascolta. Dalla parte di mio padre sono tutti immersi nel mondo della musica.
Una dedica a X Factor?
Gratitudine. Mi ha aiutato a prendere la strada giusta.