di Barbara Ferrara


Dei tatuaggi si è detto, se non tutto, molto. Ognuno ha la sua opinione a riguardo. C’è chi li ama e chi li odia, ma nessuno si mostra indifferente. Anche scrittori e filosofi si sono espressi a riguardo, e c’è chi ne parla come di emozioni tribali e chi li associa a un atto religioso. Cicatrici dell’anima, sogni indelebili, viaggi, destinazioni, semplici ricordi.

Per entrare nei misteri di questo “rito”, perché ogni tatuaggio è un rito, abbiamo incontrato Massimo Gurnari e Flavio Cannata, maestri tatuatori dello studio The Backyard Electric Tattooing. Il primo è specializzato in tattoo in bianco e nero, trae ispirazione dalle iconografie dell'arte sacra per la quale ha sviluppato una vera e propria passione, il secondo ama i classici senza rinunciare al colore, ama la cultura del tatuaggio tradizionale dei primi del Novecento, prende spunto dai pionieri americani e nord europei. Insieme sono i due emisferi di un unico mondo che vi raccontiamo e che, comunque sia, affascina.

Cos’è significa per voi tatuare?
Un mezzo per esprimerci, al pari di un dipinto, cambia solo il supporto, ma il messaggio è lo stesso. Ci piace poter dare qualcosa a qualcuno. Il nostro mestiere ci consente di nutrire quella che per noi è una grande passione.
Come nasce questa vostra passione?
Guardando i tatuaggi degli amici, cominciando a studiarli, facendo prima una bella gavetta.
Avete dei maestri di riferimento?
Sono cambiati nel tempo, esistono dei capisaldi, ma sarebbero troppi da elencare. In questo momento ci piacciono i classici del Novecento.
Chi è per voi il cliente ideale?
Quello che la cultura del tatuaggio. Non necessariamente chi ha le idee chiare. E’ colui che ci ha scelto perché gli piace come lavoriamo e si affida a noi. Chi ti porta un’idea e si confronta con te.
Il cliente peggiore?
Quello che non ha nessun tipo di cultura né vuole averla. Quello che arriva qui senza sentire ragioni,  pretende un lavoro che spesso si rivelerebbe un brutto lavoro e non è disposto a seguire i nostri consigli che sono sempre disinteressati. L’etica è un valore importante.
Il cliente più anziano che vi sia mai capitato?
Una signora di 84 anni, era il suo primo tatuaggio: una piccola farfalla. Era sempre stato il suo sogno e ha deciso di realizzarlo prima di morire.
Quali sono i soggetti più richiesti?
Il genere classico e il giapponese funzionano sempre.
Che rapporto hanno col dolore le persone che si tatuano?
E’ molto soggettivo, ad alcuni piace soffrire, altri sopportano pensando al risultato. In generale comunque fa male a tutti. I primi tattoo si sentono meno, per via dell’adrenalina che hai in corpo, poi con l’età il dolore si sente di più.
Ci sono differenze nell’approccio tra uomo e donna?
Tendenzialmente gli uomini arrivano più preparati. Su dieci donne, due si fanno tatuare con criterio, e scelgono il tatuatore. La percentuale passa a sette su dieci per gli uomini.
Pro e contro del mestiere?
Dipendono dalla committenza: se hai davanti una persona con una certa cultura ci si sente appagati, i contro pesano quando le persone non capiscono ciò che cerchi di spiegare. Se una cosa è veramente brutta cerchiamo di dire che verrà fuori un brutto lavoro. E dalla nostra porta non possono uscire brutti lavori.
Il tatuaggio più bizzarro che vi hanno richiesto?
Una donna che ha voluto un topolino intorno al capezzolo di un seno. Un altro, in questo caso un uomo, invece ha voluto dei baffetti sugli organi genitali.
Cosa può voler mostrare un tatuaggio?
Tutto e niente, un momento, una persona, una serata finita male, una cosa di grande valore o il semplice ricordo di un viaggio.
Cosa può nascondersi invece, dietro un tatuaggio?
Un’immagine può nascondere mille significati o nessuno, come sopra: tutto e niente.
Come è cambiata la moda del tatuarsi?
Una volta ci si tatuava quelle parti del corpo che potevano essere nascoste, oggi succede il contrario: c’è gente che fa il suo primo tatuaggio sulle mani. Per ostentare. Senza criterio. Inoltre prima chi si tatuava era solo una certa categoria di persone, oggi la nostra clientela è eterogenea.
Si è mai rifiutato di fare un tatuaggio?
E’ capitato più volte, alcuni arrivano con estrema ignoranza, a chiedere cose irrealizzabili. Noi cerchiamo sempre di spiegare e indirizzare i clienti nella direzione più giusta.
Qualcuno vi ha chiesto delle cover up?
Si, normalmente noi non tocchiamo il tatuaggio di un’altra persona, o lo copriamo del tutto o niente. Inoltre prima ci accertiamo che chi lo chiede non possa tornare dal tatuatore che glielo ha fatto.