di Fabrizio Basso

Il suo nuovo gioiello si chiama Timeless. Non è una semplice dance track ma una vera canzone dotata di una melodia accattivante impreziosita dalla voce di Caroline Koch. La top dj veneta sarà in consolle per presentarla, insieme al dj e produttore francese Tchami (per la prima volta in Italia), martedì 12 al Fabrique di Milano nell’ambito del Timeless Release Party. Caroline è veneta ma cittadina del mondo. E’ richiestissima ma nonostante i mille impegni non perde le puntate di TOP DJ, ogni martedì alle ore 22.45 su Sky Uno. Ne è entusiasta. E per farci raccontare perché la abbiamo incontrata e intervistata.


Caroline cosa pensa di TOP DJ?
E’ una vetrina molto importante, in Italia agiscono tanti dj e producer validi, e TOP DJ è la vetrina che permette di farsi conoscere.
Insomma entusiasta.
Di più, il programma è una figata. Per un deejay è la scelta musicale che fa la differenza, è identità.
Fosse lei giudice cosa chiederebbe agli aspiranti TOP DJ?
E’ molto importante la selezione, saper stupire, fare qualcosa di inaspettato.
Un consiglio per la vittoria a TOP DJ?
Il coraggio, l’opportunità e la forza di sperimentare. Il pubblico viene educato a conoscere cose nuove
Da quanto è nella musica?
Dieci anni e ho affrontato varie esperienze soprattutto italiane. Partendo dai casting per Sanremo e Castrocaro: sono esperienze che andavano fatte.
In fin dei conti la musica italiana passa da lì.
In Italia si ascolta quasi solo musica italiana. Io arrivavo con i demo in inglese e un pop rock elettronico mentre dovevo fare musica italiana. Per altro ho anche collaborato con Giò Di Tonno, che un Festival lo vinse.
Esperienza importante?
Molto, soprattutto per affrontare il palco per prime volte. Entravo in situazioni professionali nuove ma mi sentivo estranea: c’era poca naturalezza e io volevo portare in Italia la mia idea di musica.

All’estero va meglio grazie anche a “Timeless”?
Il riscontro è forte anche se non molto pubblicizzato: il remix ha influito sulla diffusione della canzone, ma tanti ne parlano, ne discutono, si è creato il giusto rumor e poi hanno scoperto che sono italiana.
Come nasce “Timeless”?
Nella struttura e creazione del pezzo nasce a piano e voce. La mia contaminazione musicale fa si che non sia melodicamente statico. Ho il mio stile, ci sono tante contaminazioni. Warner spinge questo progetto in Italia. Ci saranno eventi per farlo conoscere, a partire da quello del Fabrique a Milano il 12 maggio. Avrò padrini di eccellenza: l’obiettivo ora è farmi conoscere in Italia.
Esiste ancora il popolo della notte?
Più che mai ed è molto attento ed esigente. E’ diviso per genere: quello accanito sul divertimento e quello che è conoscitore della musica ed è curioso di ascoltare nuove produzioni.

Dal suo pulpito percepisce il clima della serata?
Certo, capisco se una persona si diverte o meno. Ogni locale ha la sua identità e la sua storia: tu fai la guest ma qualcosa devi concedere. E poi bisogna educare all’ascolto.
Il suo resta un ambiente maschilista?

Si sgomita sempre e il mondo è abbastanza maschilista in generale. Bisogna farsi valere. La musica spero vada oltre il singolo brano. Col tempo arriverà al suo punto perfetto. Non è facile ma il momento giungerà. Sono in vichinga, mezza tedesca, quindi non mollo. In assoluto.