Quando appoggia le mani sulla consolle vibrano le stelle. Perché Albertino la musica non la suona, la racconta, ne fa poesia. E la gente balla con i ritmi che lui diffonde. Da martedì 7 aprile alle 22.45 lo incontreremo su Sky Uno nelle vesti di giudice: insieme a Stefano “Stylophonic” Fontana e Lele Sacchi, grandi protagonisti della scena elettronica e dance italiana, giudicherà gli aspiranti Top DJ. Lo abbiamo intervistato alla vigilia della prima puntata.

Albertino per la seconda volta sei giudice di Top DJ: cosa cambia rispetto alla prima edizione?
Intanto sono più bello e poi il programma ha avuto una evoluzione totale. Siamo più consci delle potenzialità di Top DJ: la prima edizione è stata un esperimento, ora il livello si è alzato.
Un aggettivo per i tuoi amici giudici?
Lele Sacchi è un secchione competente, Stefano “Stylophonic” Fontana è morbido e omnicomprensivo.
Come si riconosce un potenziale fenomeno alla consolle?
La capacità e la tecnica in primis. E poi, per essere bravo, devi saper lavorare col giradischi, il lettore cd e il computer. E devi saper creare un brano inedito.
Un ricordo del tuo debutto alla consolle?
Il terroe e l'ansia tipici dei 18 anni.
Oggi i deejay sono superstar: chi fu il primo?
Io tifo per Frankie Knuckles, il re della musica House. E' mancato nel marzo dello scorso anno.
In discoteca andavi anche a ballare?
Non mi facevano entrare perché ero piccolino. Io in realtà volevo solo vedere i deejay in azione.
I tuoi maestri?
Nei club appartengo alla prima generazione, dunque non ho un punto di riferimento. Per quanto riguarda la radio senza dubbio Claudio Cecchetto.
C'è una canzone che non manca mai nelle tue serate?
Direi Sweet Dreams degli Eurytmics: ne ho varie versioni da utilizzare in base alle circostanze.