Canta il suo anno di nascita, Lorenzo Fragola, ma in quel 1995 che è il titolo del suo disco accaddero molte cose: a Sanremo vinse Giorgia con Come saprei, Forrest Gump portò a casa sei Oscar, venne fondata eBay e Microsoft presentò Windows95. Entrarono in vigore gli accordi di Schenghen e a Dayton firmarono la pace serbi, croati e bosniaci. Lorenzo Fragola, futuro vincitore di X Factor 8, nasceva a Catania. Aspettando di vederlo su Sky Uno nello speciale Uno in Musica - Lorenzo Fragola realizzato al Parco Idroscalo della Città metropolitana di Milano e in programmazione lunedì 6 aprile alle ore 23.00, lo abbiamo incontrato e intervistato.

Lorenzo Fragola partiamo da X Factor?
Un talent molto veloce e una grande scuola.
Il Festival di Sanremo?
Ancora di più veloce e molto formativo.
Il suo 1995?
Lavorare all’album è la parte più bella, sbatti la testa su un brano, cambi una parola, la riscrivi e non smetteresti mai, vorresti fare ottanta tracce ma solo Jovanotti può.
E’ molto dura?
Eccome, ma la prima cosa è essere soddisfatti e non è facile: io mi sono messo alla prova sotto tanti aspetti, dalla produzione agli arrangiamenti fino alla scrittura e alla riscrittura, una esperienza e una sfida con se stessi che farei quotidianamente.
Quando è soddisfatto?
Quando capisco che la parola per il brano è quella giusta.
Perché Dangerous?
E' una cover di David Guetta, un brano che amo: il suo senso è farla sembrare un inedito e spero di esserci riuscito.
In 1995 ci sono canzoni in italiano e in inglese.
Fare un album in una unica lingua è privarmi di qualcosa, di una parte che è in me.
Sta incontrando i fan in un tour di instore.
Il primo è stato a Milano, c'era tantissima gente. La cosa più strana è stata firmare il primo disco perché io stesso lo ho preso in mano qualche giorno fa.
Cosa la ha imbarazzata?
Non sapevo dove, non c’era uno spazio vuoto: nella sola pagina vuota ci ho messo i ringraziamenti.
Invece cosa la entusiasma?
Vedere ragazzi che sanno tutto del disco. Chiedo sempre quale è la preferita e spesso cambiano, ascoltano per intero il disco ed è una emozione.
1995 è molto eterogeneo.
C’è tanto di quello che ascolto, sono canzoni molto diverse perché c’è tanto di quello che mi piace.
Torniamo a X Factor: ricordi?
Uno per tutti: l’essere entrato per la prima volta in studio per fare The reason why: non avevo dimestichezza con le cuffie, ora le metto a prescindere, c’è tanta esperienza.
Ha vinto X Factor al secondo tentativo.
La prima volta a X Factor neanche ho superato la prima selezione ma non so se può essere definita una sconfitta. La paura c’è ai provini ma la vera paura era sul quanto volessi espormi.
Sanremo?
Un paletto: o lo superi o no, senza il tempo per ragionare. Vivi esperienze che non conosci, anche solo spostarsi per le interviste da una radio all’altra è una esperienza. E’ una grande scuola: c’è sempre un occhio particolare su Sanremo.
I suoni sono molto diversi.
Anche nei suoni e negli strumenti, basti pensare ai fiati jazz in Dangerous, c'è molta varietà. Ci sono dischi in cui c’è una idea di sound precisa, e penso a Paolo Nutini, ma per questo mio primo album era giusto spaziare, lavorare su più fronti.
1995 è un modo forte di esporsi.
Il mio prima era una identità definita, ora rischio e dico sono anche questo. A vent’anni sono fiero di fare questa esperienza. Sono convinto di quello che faccio.
Quindi soddisfatto?
Era il momento giusto per il disco. In un’altra epoca forse più ci avrei messo più tracce ma ora è giusto così, il tempo che ho avuto a disposizione per raccontarlo è stato giusto.
Come respinge i pregiudizi intorno a lei?
Si pensa sempre che fare il cantante o il calciatore abbia un contorno speciale: io rispondo col sorriso ai pregiudizi.