Il ristorante La Farmacia dei Sani si trova nel suggestivo centro storico di Ruffano, in provincia di Lecce, ed è stato ricavato dalle scuderie del palazzo nobiliare del paese. A gestirlo è Fabio Rizzo, che grazie al suo talento e alla sua professionalità, è riuscito a portare a casa la vittoria nel corso della quarta puntata di Alessandro Borghese - 4 Ristoranti. Rizzo porta avanti con passione la sua innovativa concezione di ristorazione che, senza dimenticare la tradizione, strizza l’occhio alla modernità. Non a caso, tra i maestri che apprezza, c’è l’inventore della cucina molecolare, lo chef spagnolo Ferran Adrià: “Mi piacerebbe applicare le sue idee con il giusto connubio tra la classica cucina mediterranea e la sua”.  Per saperne di più su Fabio Rizzo, secondo il quale “tutto è sempre perfettibile”, lo abbiamo intervistato.

Come nasce il nome del suo ristorante?
Vent'anni fa a Bologna andai a mangiare in un’osteria che portava questo nome, ero a Sasso Marconi, a quei tempi non c’era l’idea di aprire un locale ma ho pensato che se mai ne avessi aperto uno, lo avrei chiamato così. Inoltre, il fatto curioso è che adiacente al nostro locale c’era la farmacia del paese: La farmacia dei malati. Mi è sembrato perfetto.
Quali ingredienti usa?
Quelli freschi e genuini che la natura e le stagioni mi offrono.
Com’è il suo cliente ideale?
Una persona che ha viaggiato molto. E che sia avvezza a una cucina moderna  non molto radicata al passato. 
La qualità imprescindibile di un buon ristoratore?
La professionalità. E la ricerca continua della perfezione, che non si raggiunge mai.
Si è divertito con Alessandro Borghese?
E’ stata un’esperienza eccezionale, al contempo anche dura. Comunque rifarei tutto anche domani, Borghese me lo sogno anche di notte. E’ una persona di straordinaria sensibilità.
Ha dei maestri che ammira?
Martín Berasategui, uno dei principali esponenti della cucina basca moderna. E il catalano Ferran Adrià.
Il suo piatto forte?
Lo spaghettone di Graganno con la colatura di alici, pistacchi e limone candito. Poi c’è anche il carré di agnello affumicato col legno di olivo, su crema di patate.
La cena fuori più buona della sua vita?
Alle Quattro Spezierie quando c’era lo chef salentino Donato Episcopo, una degustazione che ricorderò tutta la vita, quando poi lui si è spostato a Treviso, ha preso una stella Michelin.
Il piatto che riserverebbe al suo peggior nemico?
Gnocchi di patate con pomodoro fresco e scamorza affumicata, un piatto molto piacione.
Esclusa quella italiana, che cucina del mondo apprezza?
Mi piace la cucina giapponese, il loro modo di lavorare il pesce, soprattutto quello crudo, ammiro la pulizia dei sapori, la pulizia dei piatti e  del palato.
Se finisse su un'isola deserta, che ingredienti porterebbe con sé?
Intanto mia moglie, poi della farina (rigorosamente di Senatore Cappelli), del buon vino e il pomodoro.
Il suo sogno nel cassetto?
Portare una stella Michelin nel Salento.