Il giorno dopo il debutto a Sanremo è come il day after di un esame. Si sommano stanchezza e felicità. Poi per me che in pochi mesi sono passato dal quasi nulla a vincere X Factor e poi all’Ariston, è stata una bella botta di adrenalina, davvero forte, tanta emozione e forse un po’ si è anche sentita. Corre voce che le pagelle che mi hanno dato i giornalisti siano buone ma gioco con le sensazioni e l’immaginazione: il mio staff mi preserva dalle pagelle per evitare che ne sia condizionato però posso parlarvi delle mie pagelle scolastiche. Curiosi, vero, i miei amici di SkyUno.it? Posso dirvi che a scuola non andavo né male né bene, mai studiato ma me la sono sempre cavata. Che facevo?

Scrivevo sempre e in generale, qualcosa si è perso, qualcosa è diventato canzone qualcosa è ancora in qualche cassetto. Stasera si celebra la grande musica italiana e io ho scelto “Una città per cantare” di Ron: è un capolavoro del mondo acustico del cantautorato che mi piace e poi parla di un cantante che potrei essere io in questo periodo della mia vita. Si prepara per fare musica, ogni giorno trova un’altra città per cantare dunque mi rappresenta tra gente che va e città che cambiano.

Non conosco Ron ma abbiamo un amico in comune che mi ha fatto sapere che attende con curiosità la mia versione. Per altro mi è anche stato detto che è un artista portafortuna, che Biagio Antonacci lo ringrazia sempre perché senza i suoi incoraggiamenti oggi non sarebbe uno dei massimi artisti italiani in circolazione. Visto che si celebra la nostra storia musicale aggiungo tre titoli che mi emozionano sempre: una canzone nella mia lingua e ci metto “Malarazza”, poi quell’immensa poesia che è “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli e infine quella favola tradotta in capolavoro che è “La Donna Cannone” di Francesco De Gregori.

(Testo raccolto da Fabrizio Basso)

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