Un sole pazzesco illumina la mia giornata sanremese da debuttante. E molto importante il sereno, visto che a metà pomeriggio inizierò a innervosirmi. Che significa? Non parlo, sto muta, faccio cose sconclusionate. Magari prima farò un po’ di interviste, poi mi chiudo in camera, sono la prima, lo ripeto, e dunque l’agitazione è doppia agitazione: apro il festival, mi sono quasi un po’ commossa quando l'ho saputo, e mi commuovo ora mentre ne scrivo per il sito di Sky Uno, che ospita il mio diario di questa settimana.
Ero una bambina che voleva andare a Sanremo, e ora lo apro. Qui c’è poco tempo per riflettere, questo è un sistema che ti assorbe, ma socchiudendo gli occhi e guardandomi da fuori mi rendo conto della strada fatta.

Sono qui da sola, non ho voluto alcun famigliare, sono qui per assumermi le mie responsabiltà: voglio affrontare questa manifestazione da persona adulta. L’altra volta mi ha accompagnata mia sorella, ma si laurea e se la trascinavo in Liguria dovevo farmi carico anche della sua tensione.
A proposito, ho incontrato e tranquillizzato Lorenzo, anche se non mi è parso molto agitato. Quando esci da X Factor hai un po’ di sbandamento, l’altra volta non avevo capito nulla di Sanremo. Ora sono più consapevole: X Factor mi ha fatto crescere, sono più matura e ora so che per arrivare bisogna rischiare.

Chiudo la prima pagina con una ulteriore paura: temo le scale, e gli scenografi le hanno ripristinate, in più due mesi fa ho fatto un incidente e ho una gamba un po’ zoppa. Dunque no tacchi a spillo perché non posso, ho una zeppa alta e mi veste Stella McCartney. Ormai gli abiti sono importanti quanto la musica.

(Testo raccolto da Fabrizio Basso)