Se in Masterchef siamo abituati a vederlo nei panni del giudice più temuto, quello che non esita a far volare piatti e improperi, nel suo nuovo programma lo scopriamo nel ruolo di imprenditore: “In Restaurant startup non sono un giudice ma un investitore, metto i miei soldi e i soldi sono veri: la situazione è molto diversa rispetto a Masterchef”. Come sempre Joe Bastianich non fa giri di parole e va dritto al punto.

Quando parla ostenta sicurezza e la sua voce trasmette una determinazione che sembra non conoscere confini. Del resto se dopo aver trascorso i suoi anni di bambino a fare i compiti su una scrivania ricavata da cassette di pomodori nel ristorante dei suoi genitori, a 11 anni avere ottenuto l’incarico di lavapiatti e a 46 ritrovarsi a tenere le fila di circa 30 locali di successo in giro per il mondo, siamo certi che quella determinazione fa parte del suo corredo genetico.

Bastianich, i concorrenti di Restaurant startup hanno 36 ore per convincere lei e Tim Love della bontà della loro idea, basta così poco tempo per capire chi ha il progetto giusto in mano?
Non è difficile: noi conosciamo i concorrenti a 360 gradi, all’interno del loro contesto professionale li vediamo muoversi in più ambiti,  e in 36 ore si può capire tanto di una persona.
Da cosa capisce che uno ha la stoffa per essere un business man?
Dall’intuizione. Inoltre, vedendo come le persone si comportano e attraverso delle domande io credo di poter avere ulteriori certezze. D’altra parte questo è il mestiere che faccio ogni giorno.
E’ vero che il suo fiuto per gli affari lo ha eredito da suo padre?
Sono sempre riuscito ad abbinare bene il mondo del cibo con quello del business. Fare business fa parte del mio dna. Nella mia famiglia hanno sempre fatto sempre gli imprenditori. Per me è una cosa personale.
Lei ha scritto che un “restaurant man” deve mostrarsi generoso, ma nel profondo essere un tirchio tremendo. E’ per questo che lei hai successo?
Sì, è vero, un ristorante deve guadagnare soldi, se non li guadagna non è un business. E’ molto semplice. 
Fuori dal ristorante invece lei com’è?
Sono molto generoso.
Considerato che nel settore della ristorazione si contano più fallimenti che successi: cosa serve per vincere la sfida?
Grinta, capacità di gestire il mondo reale anche sostenendo periodi difficili e soprattutto la costanza di voler vedere realizzato il progetto fino in fondo. Tanti riescono a fare un buon piatto, ma avere successo e fare profitti col cibo è tutta un’altra cosa.  
Quali sono gli errori più comuni che un imprenditore alle prime armi commette?
Pensare che basti occuparsi del cibo, per raggiungere un profitto sono tanti i fattori che devono essere considerati. L’arte senza il business non esiste: questo è un concetto fondamentale.
Per gli aspiranti chef di Masterchef  è importante la precisone, la fantasia, la passione, le materie prime, l’impiattamento, la capacità di gestire il tempo e lo stress, gli ingredienti fondamentali a Restaurant startup quali sono?
Bisogna dimostrare di essere capace non solo di creare un bel piatto, ma anche di guadagnare soldi. Se io investo su di te, tu mi devi dimostrare di saper fare i soldi, devi portare profitti nell’attività, altrimenti non c’è business.