La scelta di rischiare. Ecco cosa porta a X Factor David Guetta, il rivoluzionario della dance, quello che ha sublimato la dance-pop e ha portato a livelli superiori l’electro-house. Sarà il super ospite della finale al Forum di Assago, in programma giovedì 11 dicembre alle ore 21.10 su Sky Uno. E’ da poco uscito il suo album Listen che oltre a essere un piccolo capolavoro è un florilegio di ospiti: da Nicki Minaj a Emeli Sandè, da John Legend a Mia. Guetta proporrà il singolo Dangerous.

Guetta con Listen celebra il matrimonio tra pop e dance.
Sentivo la necessità di fare qualcosa di nuovo, di reinventarmi. Talvolta il rischio più grosso è ripetersi.
Che direzione ha preso?
La strada più difficile. Ad accompagnarmi tanta passione.
A proposito di difficoltà, mettere insieme così tanti ospiti e così diversi non deve essere stato facile.
Ammetto che Emeli Sandè e John Legend qualche domanda se la sono posta…ma poi tutto è andato benissimo.
Contenta la sua etichetta?
La faccio disperare, lavoro fino all’ultimo secondo utile. Ho il fuoco del perfezionismo.
Questo disco nasce in modo tradizionale.
Ho sempre il computer con me. Ma stavolta ho voluto far nascere l'album in modo più tradizionale, appunto, partendo dai suoni di pianoforte e chiatarra.
La sua musica dove affonda le radici?
In primis nel funk. I miei eroi furono, e sono, Michael Jackson, James Brown e Prince.
Una volta i deejay facevano ballare la gente con la music altrui.
Ma poi negli anni Novanta le cose sono cambiate. Io ho avuto anche fasi umilianti ma non mi sono mai demoralizzato. Far ballare la gente è una missione nobile. Poi con la tua musica vale doppio.
Cosa ha sdoganato la figura del deejay?
Prima eravamo una comunità chiusa. Ora arriviamo a tutti, abbiamo invaso la quotidianità. Una volta creavamo l’atmosfera, bevevamo drink e cercavamo di rimorchiare ragazze. Oggi è un lavoro.
Lei ha 47 anni: le pesa tirare l’alba quasi ogni sera?
Scherza? Con l’energia che arriva dalla gente non mi staccherei mai dalla musica.
Se il rock è morto, i deejay sono i nuovi miti?
Credo di sì. Insieme ai calciatori.